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Di Costabile Gallo | 08.12.2012 12:59 CET

Ormai il Governo Monti sembra essere arrivato al capolinea; gli ultimi sondaggi danno al minimo la fiducia del Professore che deve fare i conti con una maggioranza ormai spaccata.

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Ad un anno dalla discesa in campo di Mario Monti come è cambiata l'Italia? E gli italiani?

Era il 12 novembre quando il premier Silvio Berlusconi rassegnava le sue dimissioni; il 14 novembre Monti prendeva in mano le sorti del Paese.

In quei giorni convulsi gli italiani avevano imparato a familiarizzare con il temuto spread, ovvero, il differenziale di rendimento tra i titoli decennali italiani (BTP 10Y) e i titoli decennali tedeschi (Bund): lo spread, con il Governo Berlusconi, aveva superato i 500 punti base e il rendimento sul BTP decennale era prossimo al 7%.

Tra i principali meriti che vanno riconosciuti a Mario Monti vi è quello di aver messo in sicurezza il Paese: a distanza di un anno lo spread si è ridotto notevolmente con un enorme beneficio, in termini di risparmio di interessi sul debito pubblico, per le casse dello Stato. La forbice tra rendimenti italiani e tedeschi si è ristretta scendendo anche sotto quota 300; la credibilità dell'Italia è stata in parte recuperata con gli operatori ritornati ad investire nel nostro Paese.

Quello di Monti, però, è stato un Governo, che pian piano ha eroso la sua popolarità per effetto di misure di austerity che hanno alimentato la rabbia degli italiani. L'obiettivo del pareggio di bilancio per il 2013 sembra, ormai, compromesso. La dinamica recessiva in atto porterà ad una crescita del rapporto Debito Pubblico/ Pil e, nonostante la nomina di un Commissario per la spesa pubblica, poco è stato fatto per eliminare gli odiati privilegi della casta.

Sul fronte consumi, seppur l'inflazione si sia raffreddata, l'incremento delle aliquote Iva, l'impennata dei prezzi dei carburanti (anche per effetto del rincaro delle accise) e il reale impoverimento delle famiglie italiane hanno alimentato la contrazione dei consumi con effetti evidenti sul Pil.

Ad alimentare il malcontento popolare vi sono stati alcuni provvedimenti a vantaggio del settore bancario, non ultimo il salvataggio di MPS, mentre poco è stato fatto per le piccole imprese che lamentano una pressione fiscale asfissiante e tempi di riscossione dei propri crediti nei confronti della PA "biblici" se confrontati con la media europea.

Sicuramente ciò che viene maggiormente contestato al Governo dei tecnici è di non essere stato in grado di arginare il crescente tasso di disoccupazione (soprattutto quello giovanile), di aver introdotto un'imposta, l'IMU, che di fatto ha prosciugato le tredicesime degli italiani.

Saranno tanti i temi che il prossimo Esecutivo dovrà affrontare: l'attenzione di tutti sarà focalizzata sulla capacità del nuovo Governo di proseguire sulla strada delle riforme strutturali, come chiede l'Europa, e al tempo stesso permettere un recupero competitivo del nostro Paese.

 

 

Elsa Fornero e Mario Monti
(Foto: Reuters / )
Il ministro del Welfare Elsa Fornero e il premier Mario Monti
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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