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Di Candido Romano | 10.12.2012 14:05 CET

Le beghe di palazzo potrebbero, ancora una volta, far arretrare il nostro Paese su uno dei temi più importanti per la crescita: l'innovazione. Il Pdl accelera la crisi di governo, Monti dichiara che si dimetterà una volta approvata la Legge di Stabilità.

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C'è un rischio concreto che la tanto pubblicizzata Agenda Digitale resti solo un ricordo. Approvata per mezzo di un Decreto Legge il 18 ottobre, anche se immediatamente attuativo decade se non verrà convertito in Legge entro due mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. La "data di scadenza" è fissata il 18 dicembre. Nei giorni scorsi un maxiemendamento approvato in Senato ha modificato il testo del decreto, avviandolo definitivamente sulla strada dell'approvazione, ma le mosse di Berlusconi e la conseguente crisi di governo gettano una grossa ombra sul futuro dell'innovazione in Italia.

Il cosiddetto Decreto Crescita 2.0, quindi, potrebbe non vedere mai la luce, dato che la Legge di Stabilità potrebbe essere davvero l'ultimo atto del Governo tecnico, almeno l'unico su cui potrà contare su un voto di maggioranza in Parlamento.

Si parla di elezioni in febbraio mentre tutte le speranze di vedere l'Italia finalmente un paese competitivo anche sul digitale vanno in frantumi. La propaganda della campagna elettorale riempie le prime pagine, l'aria è pesante, lo Spread sale. Potrebbe avvenire un colpo di scena, almeno queste sono le speranze. Certo, l'Agenda Digitale proposta contiene lacune importanti, potrebbe però essere un inizio per accendere i riflettori sul mercato delle start-up e in generale sul supporto di imprese giovani e innovative, oltre a contenere una forte spinta per ridurre il  digital divide geografico entro il 2013.

E se le primarie del PD le avesse vinte Renzi? Nel centro sinistra era infatti l'unico a pronunciare queste due paroline magiche: start up. Non lo sapremo mai, lo scontro elettorale sarà ancora una volta tra i due B. Il problema è che l'Agenda Digitale sembra essere stata "trattata" come una questione minore. Certo, l'Italia era sull'orlo del baratro ma siamo arrivati a questo punto anche perché si è sempre investito poco sull'innovazione tecnologica.

Ce lo chiede con forza anche l'Europa, il documento 5626 è fondamentale per questo Paese. Almeno è un inizio. Se sarà completamente dimenticato l'Italia perderà ancora una volta in partenza la sfida con il futuro.

 

Mario Monti
(Foto: Reuters / )
Sul tramonto della legislatura
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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