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Di C.F. | 11.12.2012 09:26 CET

Niente da fare, ancora una volta. La decisione comunicata ieri dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato era nell'aria da quando Napolitano aveva imposto al governo di riformare la legge elettorale. Non c'è tempo nè voglia di tagliare 35 Province nelle Regioni a statuto ordinario.

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Troppi sub-emendamenti presentati in Commissione (oltre un centinaio), la gran parte dei quali arrivati dal Pdl, per avere il tempo materiale di convertire in legge il decreto emanato dal governo i primi di novembre.

"Il governo ha fatto ciò che doveva fare, ma la situazione non si poteva sbrogliare come del resto hanno confermato questa sera (ieri, ndr) i capigruppo in Commissione - sostiene Filippo Patroni Griffi, ministro della Pubblica Amministrazione - Si sono imposti alcuni 'giochi' in Parlamento".

"Il destino di questi mesi è di perdere occasioni importanti - ha commentato Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari Costituzionali  - E' stato fatto uno sforzo per trovare le condizioni complessive per approvare questo provvedimento atteso ma non è andato a buon fine"

Province: “A rischio servizi essenziali”
(Foto: Reuters / )
L’Upi alza la voce e si appella ai capigruppo parlamentare per rivedere i recenti provvedimenti sull’accorpamento delle Province
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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