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Di Claudio Forleo | 12.12.2012 15:10 CET

Per entrare in Parlamento servono i voti. E il Movimento Cinque Stelle, benchè dato in fase calante dai sondaggi, ne avrà una valanga. Ma prima ancora c'è da risolvere un problema burocratico (evidenziato da Paola Zanca sul Fatto Quotidiano) che rischia di tenere fuori tanto il "non-partito"che la nascente lista dei sindaci guidata da Luigi De Magistris.

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La legge Calderoli, il famigerato Porcellum, prevede che i gruppi già presenti in Parlamento non debbano presentare alcuna raccolta firme in sostegno della propria lista. Nessun problema dunque per Pd, Pdl, Udc, Lega e Idv. Lo stesso dicasi per tutti quei partiti che, seppur esclusi, nel 2008 si erano presentati coalizzati con uno dei partiti sopra citati.

Dunque tanto il Movimento di Grillo che quello che vedrà la luce oggi a Roma (la lista "arancione" capitanata dal sindaco di Napoli De Magistris) hanno una bella gatta da pelare. La legge è abbastanza lineare. In sostanza dice questo: le 'nuove' liste devono presentare 120mila firme a sostegno dei candidati parlamentari entro 30 giorni dalla data del voto. Ma la Calderoli prevede anche che, in caso di scioglimento anticipato delle Camere di almeno 120 giorni rispetto alla scadenza naturale della legislatura, le firme da raccogliere diventino la metà.

Per ottenere questo "sconto" le Camere dovrebbero essere sciolte entro il 2012. A quel punto, in caso di voto il 17 febbraio (data ritenuta come più fattibile), il Movimento Cinque Stelle e la lista Arancione dovranno consegnare le loro liste firmate da 60mila sostenitori entro il 18 gennaio. Pena l'esclusione dal voto. Nulla di impossibile, ma se pensiamo che alle "Parlamentarie" Cinque Stelle i votanti sono stati appena 32mila, la questione in casa Grillo non è da sottovalutare. Per non parlare della lista De Magistris, che di fatto non è ancora nata.    

Inoltre le firme dovranno essere raccolte in ciascuna delle 26 circoscrizioni della Camera (20 al Senato) in cui è diviso il territorio italiano. Un ostacolo in più per movimenti che non sono affatto radicati in alcune zone del Paese, poichè è necessario raccogliere un minimo di 1000-1500 firme, a seconda della "ampiezza demografica" delle circoscrizioni.

Il problema viene discusso in Commissione Affari Costituzionali. Il presidente Carlo Vizzini vorrebbe che fossero inclusi nel gruppo degli esenti dalla raccolta firme anche quei partiti nati dopo scissioni verificatesi durante la legislatura. E' il caso dei Socialisti (di cui fa parte lo stesso Vizzini), Futuro e Libertà, l'Api di Rutelli e Noi Sud.  Altra proposta di Vizzini: abbassare la soglia a 30mila firme. Ma il tempo, ancora una volta, stringe.

Un problema comune. Coinvolte anche La Destra di Storace (che ha attaccato la proposta Vizzini), Sinistra Ecologia e Libertà di Vendola, la Federazione della Sinistra, Verdi e Radicali.

Di Pietro al Quirinale, Grillo lancia candidatura
(Foto: Lucarelli su Wikimedia Commons / licenza CC BY-SA 3.0)
Beppe Grillo sul suo blog lancia il leader dell’Idv per la poltrona del Colle, “l'unico che ha tenuto la schiena dritta in un Parlamento di pigmei”
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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