Dopo averlo attaccato a più riprese, delegittimandolo e sostenendo che con lui "tutto è peggiorato", etichettandolo come un semplice esecutore dei desiderata di Angela Merkel, il Cavaliere sostiene di essere pronto a fare un passo indietro se Mario Monti si metterà alla testa di una "coalizione dei moderati".
Reuters
Il presidente del Milan, Silvio Berlusconi
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L'ultimo colpo di teatro è andato in onda a Roma durante la presentazione dell'ultimo libro di Bruno Vespa. Al termine di una giornata pessima, il Cavaliere annusa l'aria che tira e rimescola una volta di più le carte in tavola.
"Ci sono i moderati da una parte e le persone di sinistra dall'altra. I moderati sono sempre stati maggioranza. Che cosa è successo dal 2008 in avanti lo sappiamo tutti: Casini si è collocato fuori dalla maggioranza dei moderati. E tutti i sondaggi danno per necessaria la fusione degli elettori di Casini con l'altro schieramento moderato" il ragionamento di Berlusconi
"Ho provato a dirlo a lui, dicendogli che avrei fatto un passo indietro. Ci aspettavamo tutti che Casini ritornasse con noi. Ho fatto lo stesso quando ho rinunciato all'incarico di premier e successivamente quando ho scelto di non ricandidarmi. Ma Casini non ha mai fatto passi avanti. Alla fine, spinto dai miei ho accettato di poter essere presentato come candidato alla presidenza" continua
"Non ho ambizioni personali, ma sono a disposizione. Il passo indietro o il passo avanti dipende da come si sviluppano le cose. Credo che a Monti non convenga diventare uomo di partito. Ma ove Monti accettasse di rappresentare tutto lo schieramento moderato potrei accettare un ruolo di coordinatore".
Poi, a precisa domanda risponde: "Un passo indietro? Resto candidato a Palazzo Chigi". E su Dell'Utri: "Le accuse di questa magistratura sono assolutamente infondate, però non possiamo permetterci di candidarlo, ci spiace, ma non possiamo"
Sulla Lega Nord: "Se non arrivasse con noi a un accordo sulla mia candidatura a palazzo Chigi, e la Lega andasse da sola al voto, si arriverebbe al crollo delle amministrazioni regionali di Veneto e Piemonte guidate da presidenti leghisti".








