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Di Dario Saltari | 14.12.2012 13:14 CET

Come sarà il mondo nel 2030? A questa affascinante quanto inutile domanda ha provato a rispondere il servizio di intelligence (il National Intelligence Council) degli Stati Uniti con un report di ben 140 pagine.

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Secondo il centro studi degli 007 americani, nei prossimi 18 anni il mondo cambierà seguendo principalmente quattro macrofattori: il declino degli Stati Uniti come potenza globale, il crescente potere degli individui in contrasto con quello degli stati, una classe medie sempre più potente che sfiderà i governi e l'aumento esponenziale della domanda di acqua, cibo ed energia.

Il potere economico passerà definitivamente dalle mani dell'Occidente (Stati Uniti, Europa e Giappone) a vari paesi dell'est e del sud del mondo come Colombia, India, Nigeria e Turchia le cui economie diverranno fondamentali a livello regionale e globale. In questo panorama, la Cina, com'era ampiamente prevedibile, sorpasserà gli Stati Uniti come prima economia mondiale.

Nonostante ciò, l'economia globale rimarrà soggetta ad alcune spade di Damocle come il collasso dell'euro e dell'Unione Europea, il crollo del regime cinese, una pandemia, una guerra nucleare o un attacco informatico su larga scala.

A questi fattori di instabilità se ne aggiungerà un altro, inevitabile: l'aumento della popolazione mondiale. Quest'ultima, secondo il report, passerà dagli attuali 7,1 miliardi agli 8,3 del 2030.

L'aumento della popolazione mondiale farà raddoppiare la classe media che raggiungerà i 2 miliardi di persone nel 2030. Questo processo porterà anche all' aumento delle superfici urbane. La percentuale popolazione urbanizzata passerà dall'attuale 50% a circa il 60% nel 2030.

L'aumento della popolazione del globo, inoltre, farà sì che la domanda di cibo, acqua ed energia schizzerà alle stelle. Quella di cibo, per esempio, aumenterà del 35% da qui al 2030. Quella d'acqua, invece, raggiungerà tra 18 anni i 6900 miliardi di metri cubi ovvero il 40% in più delle attuali riserve d'acqua.

Si può ben capire come questa situazione aumenterà la probabilità di conflitti per l'approvvigionamento delle risorse soprattutto nelle zone a maggiore scarsità come il Medio Oriente o la parte meridionale dell'Asia. Se a tutto questo panorama si aggiunge il riscaldamento globale, c'è davvero da stare poco tranquilli.

Fonti: Bloomberg

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(Foto: NASA/JPL / )
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© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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