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Di V.B. | 14.12.2012 17:37 CET

Favia non lascia nulla di intentato. Cacciato da Grillo e diffidato dall'uso del simbolo, il consigliere emiliano ricorre alle vie legali affidando la questione dell'utilizzo del marchio all'avvocato Riccardo Novaga il quale, dopo aver confermato di aver accettato l'incarico, dichiara al Fatto Quotidiano: "La domanda da porsi è questa: un privato può inibire a un gruppo parlamentare, in questo caso consiliare, l'utilizzo nelle istituzioni del segno distintivo con cui è stato votato?"

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"Risposte certe al momento non ce ne sono. Ma di sicuro non si può escludere la possibilità che un eletto possa proseguire l'attività nel proprio gruppo. Bisogna valutare. Anche perché -chiarisce- si tratta di un caso abbastanza inedito: fino adesso i partiti avevano scelto di risolvere i problemi interni mantenendosi sempre su un piano politico".

Su facebook Favia ha scritto: "Gli interessi privati, i personalismi, la verticalità organizzativa, la fede messianica in un leader, non sono mai state nel nostro Dna, non sono mai state i nostri semi. Accettare una deriva di questo tipo significherebbe arrendersi. E noi invece non ci arrendiamo mai". 

 

 

M5S: ''Beppe Grillo è padrone del logo, ma non è padrone del movimento”
(Foto: Reuters / )
Si riapre la diatriba tra Giovanni Favia e l’ex comico dopo il fuori onda in cui il consigliere accusava la mancanza di democrazia del movimento
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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