Sale la pressione fiscale sulle piccole e medie imprese italiane. È il responso del sondaggio Confartigianato/ISPO, condotto su un campione di imprese artigiane tra il 6 e il 12 dicembre.
Reuters
Lavoratori in fabbrica
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Per Confartigianato, il peso del fisco sulle pmi italiane è salito di oltre il 22% negli ultimi dodici mesi; il maggior incremento della pressione fiscale colpisce soprattutto le imprese con dipendenti (79%), quelle localizzate nel Nord Ovest (83%), nel Mezzogiorno (80%) e le aziende impegnate nel settore dei servizi alla persona (80%).
Tra gli effetti principali di un aumento delle imposte sulle imprese vi è il ritardo del pagamento dei fornitori (33%) e la rinuncia ad investire nell'azienda (29%). Per il 26% delle imprese l'accresciuto peso del fisco ha causato ritardi nel pagamento di alcune imposte, il 16% delle imprese ha rinunciato ad assumere personale e il 14% ha dovuto licenziare i dipendenti o ricorrere agli ammortizzatori sociali.
Ancora più preoccupante è il dato che riguarda le modalità di pagamento delle imposte: il 58% degli intervistati, pari a 615.000 aziende, deve ricorrere a prestiti bancari o è costretto a chiedere al fisco dilazioni di pagamento mentre 40.000 imprenditori non potranno pagare le imposte per mancanza di liquidità.
Il Presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti conferma quanto denunciato da tempo a proposito dell'impennata della pressione fiscale sul sistema produttivo sottolineando che sarà essenziale, per recuperare la competitività del tessuto imprenditoriale del Paese, ridurre l'eccessivo carico fiscale su imprese e lavoratori.








