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Di Alessandro Proietti | 20.12.2012 09:07 CET

La contrazione del credito del 2012 italiano è un "lusso" che non potremo nuovamente permetterci nel 2013.

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Il sistema bancario deve necessariamente cambiare rotta e, per farlo, sarà opportuno mettere in atto tutta una serie di riforme interne. Se il mercato è cambiato con la crisi, gli istituti di credito non possono permettersi "fossilizzazioni" su vecchi schemi ormai in disuso. Ne è convinto Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi, che ha illustrato l'attuale situazione italiana con il rapporto 2012 sul mercato del lavoro dell'industria finanziaria.

L'Italia "nel 2013 non può permettersi un calo del credito come quest'anno" ha ribadito Mussari.

"Il Paese può fare a meno di molte cose ma non di banche solide in grado di fare il loro lavoroin modo stabile ed efficiente".
La ventesima edizione del Rapporto Abi evidenzia problemi strutturali da risolvere. Mussari ha sottolineato come siano necessarie "soluzioni organizzative e produttive compatibili con i costi, la tecnologia e l'innovazione nella gestione delle risorse umane".

Dal report si legge che "il rapporto tra costo del lavoro e margine di intermediazione supera di 9 punti percentuali la media Ue (42% contro 33%): nel confronto con i cinque principali mercati europei, i gruppi bancari italiani sono i più penalizzati in termini di percentuale di ricavi assorbita dal costo del lavoro (...) Le banche italiane stanno affrontando la difficile congiuntura mondiale, che continua a comprimere fortemente la redditivita' nel settore."

 "Nel settore del credito italiano la stabilita' del posto di lavoro e' da sempre un valore fondamentale, come dimostrato dall'elevata incidenza dei contratti a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti) che si attesta al 99%. Nonostante le difficolta' macroeconomiche, il settore ha - almeno nel 2011 - contenuto la contrazione degli organici (circa -1%). Tra le principali caratteristiche del personale bancario si confermano anche la qualita' professionale in costante crescita (con il 35,3% di laureati) e il continuo aumento del personale femminile (43,6% sul complesso dei dipendenti)". 

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