Il decreto legislativo sulle liste pulite, ovvero sullo stop alla candidatura per i condannati in via definitiva ad almeno due anni che doveva incassare l'ok definitivo nella riunione del governo, non ottiene il parere richiesto dalla commissione Bilancio del Senato. La conferma arriva anche dal ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri secondo cui il presidente Azzolini non avrebbe dato la liberatoria per il parere. Il decreto legislativo non approda dunque in Consiglio dei ministri.
Reuters
Un'immagine della Camera dei deputati
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Il titolare del Viminale ha sottolineato "la grandissima sensibilità e attenzione della Camera e delle due commissioni del Senato" che hanno già espresso il parere sul provvedimento, una misura definita da molti 'epocale', e si è detta ottimista sull'unico passaggio mancante, dal momento che "non è un provvedimento di spesa". Intanto si alza il coro di protesta. Il Pd in prima linea: "O il decreto sulle firme per le elezioni resta com'è stato varato dal governo o per il Pd può anche decadere" spiega Michele Ventura del Pd che ha detto alla conferenza dei capigruppo. "Il decreto deve restare quello che è, senza modifiche - sottolinea - Diversamente non ne garantiamo la conversione".
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