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Di Claudio Forleo | 28.12.2012 19:02 CET

Il doppio endorsement arrivato tra ieri e oggi (prima l'Osservatore Romano, poi le parole del cardinale Bagnasco su Avvenire) non ha sorpreso nessuno. Il Vaticano cercava una nuova copertura politica e l'ha trovata da tempo in Mario Monti.

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Negli ultimi dieci anni la Chiesa ha chiuso tutte e due gli occhi sui processi e il modus operandi di Berlusconi, in cambio di un sostegno reciproco. Il centrodestra si è sdraiato sulle posizioni di Oltretevere sui temi cari in Vaticano: diritti civili (unioni gay e 'difesa' della famiglia tradizionale), etici (fecondazione assistita, testamento biologico, aborto), imprenditoria cattolica (scuole e interessi nella sanità) e finanza (il paradiso fiscale rappresentato dallo Ior, proprietà immobiliari della Chiesa). E Oltretevere si "contestualizzavano" le bestemmie di Berlusconi (copyright monsignor Fisichella).

Ma più di qualsiasi accusa di corruzione, mafia ed evasione fiscale, sul logoramento del rapporto tra Berlusconi e l'elettorato cattolico hanno pesato gli scandali sessuali. Più di Mangano potè Ruby. Anche la fragilità della Chiesa, al cui interno si consuma una guerra intestina condita da corvi e Vatileaks, su cui è passato il colpo di spugna di un processo farsa che ha colpito il capro espiatorio perfetto (il maggiordomo), non ha permesso al Vaticano di poter difendere ancora l'asse con il Cavaliere.

Non che il dialogo con Bersani (presenza fissa al meeting di Comunione e Liberazione) e i 'moderati' del Pd si fosse mai interrotto. Si punta sempre sul rosso e sul nero, per non rimanere a bocca asciutta. Ma in genere si è sempre preferito mettere qualche fiches in più sulla sponda destra che su quella sinistra.

Monti è arrivato al momento giusto e ha saputo giocare bene le sue carte durante i 13 mesi a Palazzo Chigi. Il regolamento sull'Imu è un capolavoro che garantisce alla Chiesa diverse scappatoie che valgono per gli enti sanitari, assistenziali fino alle scuole paritarie cattoliche. Persino gli alberghi sono esenti dal pagamento dell'odiata tassa se dimostrano di chiedere somme non superiori ai "corrispettivi medi" in "ambito territoriale".

Senza dimenticare la pioggia di milioni (oltre duecento) arrivata come finanziamento alle scuole private. Prima ancora che lo decretasse l'Unione Europea, il governo Monti aveva chiarito di non avere nessuna intenzione di chiedere il pagamento degli arretrati dell'Ici. Monti si è rifiutato di rivedere il gettito dell'otto per mille, estremamente vantaggioso per il Vaticano per effetto della "congrua" prevista dal Concordato. 

E che dire del blitz operato dal governo a luglio, quando il Vaticano era sotto esame delle autorità europee sulla lotta al riciclaggio. Gli ispettori di Bankitalia (il cui giudizio sullo Ior era impietoso) vennero di fatto zittiti dal governo e ritirarono per protesta la delegazione dal Consiglio d'Europa.  

L'Agenda Monti non si occupa minimamente di diritti civili, neanche una sillaba. Pacs, Dico o acronimi vari non hanno trovato posto. E non è sfuggita in Vaticano la decisione del governo (fine novembre) di ricorrere contro la bocciatura inflitta alla legge 40 (fecondazione assistita) dalla Corte Europea. Ora Monti raccoglie quello che ha seminato, sotto forma di una netta presa di posizione in suo favore che non ha precedenti nella storia recente del Vaticano.

Città del Vaticano
(Foto: Reuters / )
Città del Vaticano
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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