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Di R.C. | 29.12.2012 16:31 CET

Un altro giro di vite alla libertà di espressione da parte del governo di Pechino. Le nuove norme rese note ieri impongono ai provider di identificare ognuno dei 513 milioni di utenti cinesi con nome e cognome per ottenere l'accesso al web. In questo modo sarà possibile cancellare commenti e post il cui contenuto venga ritenuto "illegale" nei confronti del regime.

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L'agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha pubblicato la notizia come una "salvaguardia dei diritti e degli interessi legittimi di cittani, entità legali e altre organizzazioni, e per proteggere la sicurezza nazionale e l'interesse pubblico", ma è evidente la volontà di annichilire i forum di denuncia e di confronto sotto la minaccia di ripercussioni personali. A questo si aggiungono i filtri che bloccano l'accesso ai numerosi siti esteri e fonti di informazione internazionale che non hanno però disincentivato le denuncie online di corruzione di molti funzionari statali. "La registrazione dei nomi è una scusa per identificare chi vuole denunciare fatti online, non è assolutamente un sistema per proteggere la privacy degli utenti", ha commentato al Sole24ore Zhao Jing, attivista noto sotto lo pseudonimo di Michael Anti. "La loro intenzione è molto chiara: eliminare quel piccolo spazio conquistato dall'opinione pubblica, quella libertà di espressione per la quale si sono battuti milioni di utenti internet".

Fa eco a questa notizia la decisione del presidente francese Francois Hollande di coinvolgere i responsabili di Twitter per poter controllare gli utenti che cinguettano motti giudicati razzisti e omofobi. Un fenomeno, secondo il governo, in forte crescita nelle ultime settimane. Di recente infatti sono molto seguiti gli hashtag come #SiMonFilsestGay (Se mio figlio fosse gay) o #SiMaFilleRamèneUnNoir (Se mia figlia portasse un nero a casa) o #unBonJuif' (un buon ebreo). "Auspico che si possa lavorare insieme alle associazioni maggiormente coinvolte per la creazione di una procedura d'allerta e di sicurezza che consentirà di fare in modo che gli episodi infelici che abbiamo visto in queste ultime settimane non si riproducano". Ha dichiarato il presidente. Se la libertà di espressione ha un senso unico, dov'è la differenza con la Cina?

 

DNSChanger
(Foto: Reuters.com / )
Cina, fine dell'anonimato
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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