Rita Levi Montalcini e la precarietà dei ricercatori nostrani. Prima di passare a miglior vita la grande scienziata rivolse un appello a favore dei tanti ricercatori italiani che "coltivano la speranza di fare ricerca in Italia". "Rivolgiamo un appello al Governo affinché non cancelli il futuro di tanti giovani ricercatori, che coltivano la speranza di poter fare ricerca in Italia. Il decreto legge su semplificazioni e sviluppo, già approvato alla Camera e ora in discussione al Senato, cancella i principi di trasparenza e merito alla base delle norme che dal 2006 hanno consentito di finanziare i progetti di ricerca dei giovani scienziati under 40 attraverso il meccanismo della peer review, la valutazione tra pari".
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Un appello comune da parte di Rita Levi Montalcini e del senatore Marino per stabilizzare i ricercatori italiani che “coltivano la speranza di fare ricerca in Italia”
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"Se questa legge non sarà modificata, tale selezione passerà di nuovo attraverso le stanze chiuse dei Ministeri dell'Istruzione e della Salute permettendo l'accesso ai finanziamenti solo a chi ha le giuste amicizie e non la necessaria preparazione acquisita in anni di studio, magari negli scantinati di qualche Facoltà per pochi euro. Un atto inaccettabile soprattutto da un governo guidato da un premier scelto per merito e competenza. Con il nostro impegno congiunto, nel 2006, avevamo ottenuto invece che la valutazione per assegnare i finanziamenti fosse gestita da una commissione composta da ricercatori anch'essi sotto i quarant'anni, di cui almeno la metà operanti in enti di ricerca non italiani. Una metodologia democratica e trasparente, adottata da anni a livello internazionale".
Queste parole di Rita Levi Montalcini scomparsa da poche ore e, ricordiamol,o premio Nobel per la medicina e senatrice a vita che assieme a Ignazio Marino, chirurgo e senatore del Pd, presentarono un emendamento per cancellare questa norma che non stabilisce i ricercatori dal decreto del Governo.
"Questi sono criteri invocati dagli stessi giovani ricercatori italiani, che abbiamo il dovere di sostenere, anche per cercare di invertire la tendenza all'esodo che da troppi anni svuota il nostro paese di risorse preziosissime. La fuga dei cervelli non si combatte certamente rendendo ancora più difficile, se non impossibile, per chi non ha le conoscenze giuste l'accesso ai fondi della ricerca all'interno delle università e degli enti di ricerca italiani. L'Italia non può allontanarsi di nuovo dalla comunità scientifica internazionale".








