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Di Massimiliano Di Marco | 02.01.2013 12:49 CET

Andare su Marte equivarrebbe condannare gli astronauti al morbo di Alzheimer. Un nuovo studio effettuato dall'Università di Rochester e guidato da M. Kerry O'Banion, professore presso il centro medico dell'università, atto a studiare "l'impatto di una forma di radiazioni nota come particelle a massa elevata e ad alta carica (HZE)" è stato condotto per otto anni in collaborazione con l'agenzia spaziale NASA a Brookhaven. Quest'ultima sede è stata scelta per l'acceleratore di particelle presente all'interno del suo laboratorio e che simula efficacemente le particelle presenti nello spazio. Il risultato: una missione su Marte, che secondi i calcoli richiederebbe almeno tre anni, ha elevate possibilità di accelerare il morbo di Alzheimer.

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"Le radiazioni cosmiche rappresentano un grosso pericolo per i futuri astronauti" ha affermato il Prof. O'Banion. "La possibiliità che l'esposizione alle radiazioni possa alimentare problemi alla salute come il cancro è risaputa da tempo. Comunque, questo studio mostra per la prima volta che l'esposizione a livelli di radiazioni pari a quelli di una missione su Marte può produrre problemi cognitivi e accelerare cambiamenti nel cervello associati al morbo di Alzheimer."

Al fine di valutare tale ipotesi, sono state somministrate dosi esponenzialmente maggiori di radiazioni, simulate nel laboratorio di Brookhaven, a cavie animali fino a raggiungere una quantità simile a quella a cui verrebbero esposti gli astronauti sul pianeta rosso. L'esperimento era semplice: i topi avrebbero dovuto ricordare specifiche locazioni o completare semplici compiti. "I ricercatori hanno osservato che i topi esposti alle radiazioni avevano molte più probabilità di fallire tali compiti - suggerendo un indebolimento neurologico - molto prima di quando questi sintomi si manifestano normalmente" si legge nella nota ufficiale dello studio presente sul sito del centro medico delll'Università di Rochester. "I cervelli dei topi hanno anche mostrato segni di alterazioni vascolari e un accumulo più grande del normale di beta amiloide, la proteina che si accumula nel cervello ed uno dei primi grandi segnali del morbo".

"Queste scoperte suggeriscono chiaramente che l'esposizione alle radiazioni nello spazio ha le potenzialità di accelerare lo sviluppo del morbo di Alzheimer", ha aggiunto O'Banion. "Si tratta di un altro fattore che la NASA, che è ovviamente preoccupata dei potenziali rischi alla salute dei propri astronauti, avrà bisogno di tenere da conto per le future missioni".

La NASA ha infatti in programma di spedire un uomo su un lontano asteroide nel 2021 e arrivare su Marte nel 2035; soprattutto quest'ultima preoccupa molto per la saluta degli astronauti.

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