Siria: La macchina della morte continua. 60mila persone scomparse nel conflitto siriano. È drammatico il numero delle vittime per le proteste contro il regime in Siria capeggiato da Bashar al-Assad. Il triste bilancio della scia di sangue viene dall'Alto Commissariato Onu per i diritti umani che ha confrontato i dati di sette diverse fonti tra le quali il governo siriano. Circa 59.648 persone hanno perso la vita dal 15 marzo 2011 al 30 novembre 2012.
Reuters
Soldati del Free Syrian Army festeggiano dopo una vittoria contro le truppe governative nella città di Ras al-Ain.
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E si considerano le vittime di soprusi e altre forme di violenza (per non parlare del ricorso sistematico allo stupro da parte dei miliziani siriani ben documentati dal Daily Beast lo scorso agosto 2012) il bilancio sale a oltre 60mila vittime, di cui 34mila solo nel 2012. E altre 120 se ne aggiungono oggi 2 gennaio. La stage degli innocenti continua ad al-Maliha, sobborgo di Damasco, a sud-est della Capitale, dove un bombardamento delle forze del regime si è abbattuto su un distributore di benzina provocando almeno 50 morti. Le altre vittime, si registrano a Homs, a Idlib, a Daraa, a Swaida, a Hama, a Deir ez-Zor e ad Aleppo, zone limitrofe alla Capitale. E non solo. Un altro lancio di bombe aereo da parte dell'aviazione governativa ha provocato la morte di due intere famiglie che si trovavano nei pressi di un panificio a sud-ovest di Damasco.
Come se non bastasse, alla mattanza umana si aggiunge la notizia del rapimento di due giornalisti da parte di quattro uomini armati. Si tratta di James Foley, 39 anni, freelance per diverse reti statunitensi e collaboratore della agenzia di stampa France Presse, sequestrato lo scorso 22 novembre insieme al suo autista e all'interprete, poi rilasciati.
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