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Di Arianna Adamo | 02.01.2013 18:46 CET

I laureati italiani fuggono all'estero. Una realtà in continuo aumento, palese ai più. Nel 2011 L'istituto nazionale di statistica ha rilevato un vero e proprio boom di laureati con oltre 25 anni di età in cerca di occupazione fuori dal nostro paese. Quello che non si immagina è che questa “fuga dei cervelli” costa allo Stato quasi un miliardo di euro all'anno. E' quanto emerge dai dati sul costo sostenuto dallo Stato italiano per la formazione dei propri studenti e quelli pubblicati qualche giorno fa dall'Istat sulle "Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente".

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La crisi economica non offre molte possibilità ai giovani neo laureati che cercano lavoro: secondo i dati Eurostat nel 2011 il tasso di disoccupazione dei laureati di età compresa fra i 30 e i 34 anni supera quello dei diplomati di pari età: 8,3 % contro 8,2 %. Un problema made in Italy. In Germania, infatti, si verifica esattamente il contrario: 2,6 % di disoccupati tra i laureati e 6 % tra i diplomati.

Proprio nel 2011, in Italia, si è registrato un forte aumento del numero dei giovani che hanno scelto l'estero come meta: un aumento del 29%, oltre 10 mila e 600 neo laureati. Nel 2010, erano poco più di 8 mila e 200. Le mete più gettonate sono i Paesi europei: Germania, Svizzera, Regno Unito, Francia, Stati Uniti e Brasile.

Secondo l'Ocse, sommando la spesa sostenuta dallo Stato per consentire a un giovane di raggiungere il diploma e successivamente di laurearsi (nella migliore ipotesi tutto in 18 anni) in Italia si spendono 164 mila dollari, pari a circa 124 mila euro, che anziché essere utilizzati in Italia se ne vanno altrove. La formazione dei nostri giovani non viene poi restituita in Italia in termini di lavoro, manodopera, ricerca, cultura, ambiente e così via. Tutto il “sapere” dei nostri cervelli, tutte le conoscenze e le competenze acquisite nel Belpaese di oltre 68 mila laureati sono state messe a frutto all'estero.

Le ragioni sono semplici: in Italia non si riesce ad avere un contratto di lavoro degno di questo termine con un compenso adeguato; inoltre i giovani sentono sempre più forte il desiderio di realizzarsi e la voglia di aprirsi a nuove esperienze. Moltiplicando ognuno dei 68 mila laureati in fuga dall'Italia per i 124 mila euro che ha speso la collettività per formarli, nell'ultimo decennio si raggiunge la considerevole cifra di otto miliardi e mezzo di euro. Un investimento che sfuma nel momento in cui i giovani vanno a lavorare all'estero. E un danno economico molto forte. L'Ocse calcola, infatti, che un laureato in Italia percepisce quasi il 50 per cento in più di quanto percepisce un diplomato di pari età. 

La Commissione europea, per far fronte a questo problema, ha impostato una parte della strategia di Lisbona: incrementare la percentuale di laureati di età compresa fra i 30 e i 34 anni dal 32 al 40 per cento entro il 2020 per fare di quella europea l'economia più sviluppata del pianeta.

La parola d'ordine è investire in istruzione e formazione in modo da incrementare il Pil del nostro Paese. "Negli ultimi dieci anni” scrivono i tecnici Ocse “oltre la metà della crescita del Pil nei Paesi Ocse è legata alla crescita del reddito dei lavoratori con un livello di istruzione terziario. L'istruzione è un importante predittore della speranza di vita. In media, tra i 15 Paesi Ocse un laureato di 30 anni può aspettarsi di vivere altri 51 anni, mentre un trentenne che non ha completato l'istruzione secondaria superiore può aspettarsi di vivere ulteriori 43 anni".

Infine, anche la partecipazione al voto è influenzata dal livello di istruzione. "Esistono differenze significative” conclude l'Ocse “nel comportamento di voto in relazione al grado di istruzione dei cittadini adulti dei Paesi Ocse. In media, il divario nel tasso di voto tra gli adulti con alto e basso livello di istruzione è di 14,8 punti percentuali. Questo divario si allarga notevolmente e raggiunge i 26,8 punti percentuali tra i giovani adulti di età compresa fra i 25 e i 34 anni".

Laureati
(Foto: Reuters / Anthony Bolante )
Laureati italiani fuggono all'estero
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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