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Di Agenzia Nova | 02.01.2013 21:14 CET

Se la popolazione egiziana è preoccupata per la crisi economica e per il possibile fallimento dell'Egitto, che incide sulla vita di tutti i giorni delle famiglie, i politici sembrano essere più preoccupati per la prossima campagna elettorale. Mentre infatti la sterlina egiziana registra un nuovo record negativo sul dollaro, il portavoce del governo egiziano, Yaser Ali, ha rivelato alcuni particolari della riforma del sistema elettorale allo studio del governo nell'ambito del dialogo nazionale avviato dal presidente, Mohammed Morsi. In vista delle elezioni politiche che si terranno tra due mesi, il portavoce governativo ha affermato che "sono iniziati due giorni fa gli incontri per il dialogo al palazzo presidenziale del Cairo incentrati sulla riforma della legge elettorale".

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Si è discusso in particolare delle proposte avanzate dal governo che intende lasciare inalterato il numero dei deputati, 498, pur dividendo le circoscrizioni elettorali in modo diverso. Inoltre si chiede di imporre la candidatura almeno di una donna in tutte le liste, e che siano inserite nella prima parte nei collegi dove si assegnano più di quattro seggi. Si discute anche se permettere ai rappresentanti di lista e ai giornalisti di assistere allo spoglio dei voti. Una volta trovato un accordo, queste proposte devono essere fatte proprie dal Consiglio dei ministri che le dovrà tramutare in proposte di legge. Ad occuparsi delle prossime elezione è anche il fronte dell'opposizione. Il Fronte di salvezza nazionale egiziano ha annunciato infatti la formazione di una commissione incaricata di stabilire i meccanismi per la partecipazione alle prossime elezioni parlamentari.

Secondo quanto si apprende dai media egiziani, i vertici dei partiti d'opposizione dovranno stabilire i criteri per la scelta dei candidati e delle stesse liste della coalizione dell'opposizione nazionalista, laica e di sinistra in Egitto. In particolare dovranno essere assegnate anche le quote di candidati che spettano ad ogni partito in previsione delle prossime elezioni politiche che si terranno tra due mesi, in virtù dell'approvazione della nuova Costituzione egiziana. Intanto si registrano i primi riposizionamenti in vista delle presentazioni delle liste. Uno dei consiglieri del presidente egiziano Mohammed Morsi, Emad Abdul Ghafur, ha abbandonato il partito salafita "al Nour" per fondare una nuova formazione politica denominata "al Watan", che dovrebbe essere più moderata.

Si tratta della seconda scissione che si registra all'interno del partito islamico salafita dopo quella dello sceicco Hazem Salah Abu Ismayl. Secondo gli osservatori politici egiziani questo evento potrebbe spingere altri politici salafiti ad abbandonare il partito di "al Nour", che conta su un quarto dei deputati in Parlamento, dando vita ad una frammentazione dei gruppi islamici egiziani, in particolare in previsione delle prossime elezioni politiche previste tra soli due mesi.

L'avvio di questa campagna elettorale ha riflessi anche sulla vicina Israele. I politici israeliani si sono detti preoccupati per le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal leader del partito di Giustizia e Libertà in Egitto, Isam al Ariyan, che ha previsto il dissolvimento dello stato di Israele entro i prossimi 10 anni. Secondo quanto ha rivelato oggi la radio statale israeliana, le parole del vice presidente del partito di governo egiziano "provocano forti preoccupazioni e creano un clima negativo tra i due paesi". Al Ariyan, parlando al sito egiziano "Youm 7" ha lanciato un appello agli ebrei in Israele affinché "lascino subito la terra di Palestina e ritornino ai loro paesi di origine". Ha poi chiesto agli ebrei egiziani di "ritornare in Egitto" provocando forti polemiche anche in Egitto tanto che la presidenza della Repubblica si è affrettata a specificare che "al Ariyan non parla a nome del presidente Mohammed Morsi".

Mentre il fronte della campagna elettorale si scalda, con accordi, proclami e riposizionamenti, la crisi economica avanza in Egitto. Oggi è stato registrato un nuovo crollo del valore della sterlina egiziana nei confronti del dollaro, con il cambio che si è attestato sul valore di 6,351. Solo domenica scorsa per un dollaro erano necessari 6,305 sterline egiziane. Si tratta del terzo giorno consecutivo che la sterlina perde valore nei confronti del biglietto verde, nonostante le garanzie del ministro delle Finanze del Cairo, Mumtaz Said, secondo il quale "il cambio col dollaro si stabilizzerà nell'arco delle prossime sei settimane e non arriverà mai a 7 sterline per un dollaro. Prevediamo invece che ritornerà il cambio a 6 sterline per un dollaro".

Lunedì scorso la sterlina aveva toccato il suo valore minimo, arrivando a 6,355, mentre ieri le banche erano ferme per la festività del capodanno. Da parte delle autorità egiziane sono stati assunti anche alcuni provvedimenti, come la riduzione delle imposte sul cambio, mentre la Banca centrale è riuscita a contenere la flessione al 3 per cento negli ultimi giorni nel tentativo di impedire che come conseguenza del crollo della sterlina egiziana aumentassero ad un livello eccessivo i prezzi dei prodotti importati nel mercato locale. Il crollo del valore della sterlina egiziana rispetto al dollaro statunitense ha già portato ad un aumento generalizzato dei prezzi dei generi alimentari e dei beni di prima necessità.

Secondo il sito del quotidiano egiziano "al Wafd", sono aumentati del 20 percento rispetto alla scorsa settimana i prezzi dei generi alimentari in tutto il paese. Si registra inoltre nel paese un nuovo fenomeno che riguarda numerosi commercianti i quali stanno iniziando ad accumulare merce nei propri magazzini prevedendo il continuo aumento dei prezzi nei prossimi giorni. E' previsto in particolare l'aumento del prezzo dello zucchero, dell'olio, del latte e della carne. Molti degli alimenti di largo consumo in Egitto vengono importanti dall'estero, come la soia, il latte in polvere ed anche i semplici contenitori per alimenti, che vengono comprati quindi in dollari. Contraccolpi per l'industria locale si registrano in questi giorni per il forte aumento del prezzo dell'acqua e per quello dell'elettricità.

Per questo ha provocato forti polemiche in Egitto la notizia della decisione delle autorità doganali del Cairo di respingere un cantante saudita, perché aveva con sé 49 mila dollari in contanti. Secondo quanto rivela il sito egiziano "Youm 7", al cantante saudita Rabeh al Saqr è stato impedito l'ingresso in Egitto al suo arrivo all'aeroporto del Cairo perché aveva violato le leggi doganali che consentono ad ogni persona di entrare o uscire dal paese al massimo con 10 mila dollari. Il provvedimento è stato quindi applicato anche all'artista saudita che era giunto con un aereo da Riad, nonostante la mancanza di valuta straniera registrata nei giorni scorsi nel paese, per il crollo del valore della sterlina egiziana nei confronti del dollaro.

La decisione di essere intransigenti nell'adozione di questa norma è dovuto al fatto che nelle scorse settimane sempre più egiziani lasciavano il paese portando con loro ingenti quantitativi di denaro per timore di un crollo dell'economia causato dalla crisi politica in corso nel paese. Non sembrano essere utili nemmeno i nuovi provvedimenti del governo islamico del premier Hesham Kandil in campo economico. Il Consiglio dei ricercatori dell'università islamica di al Azhar ha bocciato il progetto di legge presentato dal ministero delle Finanze egiziano per l'emissione di bond islamici (chiamati Sukuk). Nella riunione che si è tenuta ieri al Cairo, presieduta dallo sceicco di al Azhar, Ahmed Tayeb, il progetto è stato duramente criticato perché "contrario ai principi della sharia islamica e pericoloso per la sovranità dello stato".

Parlando al quotidiano "al Masry al Youm", l'ex muftì Nasr Farid ha spiegato che "i membri del Consiglio hanno bocciato il piano perché permette agli stranieri di comprare i Sukuk e le azioni delle aziende egiziane. Sarebbe come se vendessimo i beni dello stato agli stranieri". Ha preso parte all'incontro anche il muftì egiziano, Ali Gomaa, oltre a tre esperti di finanza islamica. Obiettivo dei bond islamico è spingere gli investitori dei paesi musulmani a operare in Egitto a causa della mancanza di liquidità e della crisi economica che colpisce il paese. La scorsa settimana il Consiglio dei ministri egiziano aveva presentato un progetto di legge sull'emissione di bond islamici per aiutare l'economia del paese ad uscire dalla crisi.

I ministri hanno approvato il progetto che andrà all'esame del parlamento e che prevede una serie di norme e regole sull'emissione di un titolo obbligazionario islamico. Il primo ministro Hashem Qandil aveva preannunciato da tempo il lancio di questi bond, un'operazione che inizialmente doveva essere conclusa entro la fine del 2012. Finora la reazione della comunità economica locale era stata positiva, tanto che il governo del Cairo si stava occupando proprio dei dettagli principali, in primis l'importo e la scadenza. Il partito Libertà e Giustizia, che fa capo ai Fratelli musulmani, ha già incontrato i rappresentanti della finanza, per discutere le regole che governeranno l'emissione dei Sukuk.

L'idea di espandere tale tipo di finanza anche nel paese africano è divenuta sempre più popolare subito dopo la rivolta del 25 gennaio, ma poi non si è più fatto nulla a causa della paralisi delle istituzioni politiche. Il deficit di bilancio è però peggiorato in maniera progressiva ed anche le condizioni economiche del paese si sono deteriorate. L'introduzione di questi bond è quindi una delle misure per la ripresa economica proposte dagli islamici al governo.

Se i politici non riescono a trovare soluzioni valide alla crisi economica scendono in campo i volontari della società civile. Sono partite sui social network in internet e sulla stampa egiziana campagne popolari a sostegno dell'economia egiziana, in forte crisi. In particolare gli egiziani residenti all'estero ad alcuni attivisti dei paesi arabi del Golfo stanno chiedendo di sostenere l'economia del Cairo inviando rimesse in dollari, per impedire alle riserve di valuta estera dell'Egitto di scendere ulteriormente. Un gruppo di ulemà sauditi ha inoltre invitato i fedeli a sostenere l'economia egiziana con investimenti nel paese arabo.

Si cerca in particolare di spingere gli egiziani all'estero ad inviare rimesse dopo che nel 2012 sono stati inviati 18 miliardi di dollari dagli emigrati in giro per il mondo. La scorsa settimana le riserve di valuta estera dell'Egitto sono scese a un "livello minimo critico". La Banca centrale egiziana aveva lanciato l'allarme, rendendo noto di aver adottato un nuovo sistema di contrattazione per le valute straniere per consentire il mantenimento delle riserve. Le riserve di valuta estera egiziane ammontavano a 36 miliardi di dollari nel gennaio del 2011, ma sono ora scese a 15 miliardi di dollari, ha riferito la Banca centrale. Nel solo nel mese di novembre del 2012 le riserve sono scese di 448 milioni di dollari.(agenzianova.com)

 

Egitto
(Foto: Reuters / Asmaa Waguih)
Egitto, manifestanti a piazza Tahrir
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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