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Di Alessandro Proietti | 03.01.2013 10:12 CET

"Well done" - Tutti i mercati finanziari, nella giornata di ieri, hanno brindato al raggiunto accordo americano circa il c.d. "precipizio fiscale". L'intesa bipartisan ha evitato il tanto temuto aumento indiscriminato delle tasse, realizzando così quanto promesso da Obama durante le ultime elezioni.

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"Ho mantenuto - ha dichiarato Barack Obama - le promesse fatte in campagna elettorale: più tasse sui ricchi e difesa della classe media". Un trionfo, dunque.

16 trilioni di dollari - L'altra faccia, neanche troppo oscura, della vicenda è rappresentata dal debito pubblico ed i tagli alla spesa. L'accordo con i repubblicani, in tal senso, non ha risolto nulla se non concedere alle parti altri due mesi di tempo utile per accordarsi. Intanto il debito cresce: siamo a quota 16.425 trilioni di dollari. Lo stesso numero, scritto in cifre, mostra solo parte della sua immensità: 16.425.064.980.000 dollari, in costante crescita. Sono circa 52mila dollari per cittadino e 145mila per taxpayer. La cifra ha sforato il limite legale imposto ed entro febbraio si dovrà, dunque, concordare un nuovo tetto.

FMI e Moody's - Dal Fondo monetario internazionale fanno sentire la loro voce. L'accordo raggiunto è sicuramente positivo e ha, di fatto, evitato un'immediata deviazione della debole crescita economica del paese ma "molto però resta da fare per mettere le finanze pubbliche americane su una traiettoria sostenibile senza danneggiare la fragile ripresa".

Ma le critiche non si fermano qui. Anche da parte di Moody's, la nota agenzia di rating, quanto fatto fino ad ora è stato positivo ma non sufficiente. L'intesa è certamente un passo avanti ma non fornisce un "significativo miglioramento del rapporto debito-Pil nel medio termine". Per far tornare l'outlook stabile, spiegano, serviranno manovre volte alla riduzione del deficit e del debito. Viceversa, il mancato raggiungimento di tali accordi aprirebbe la strada ad una plausibile riduzione del rating.

Nouriel Roubini - Lo stesso noto economista Roubini spiega, sulle colonne del Financial Times, come l'intesa raggiunta non sia sufficiente. La "natura disfunzionale" del sistema politico americano starebbe trascinando in basso la stessa economia esponendola ad una nuova crisi che non appare, ormai, così remota.

Bisogna uscire da questo "fiscal nightmare" nel migliore dei modi: secondo Roubini, la prossima crisi potrebbe ripresentarsi tra soli due mesi di tempo.

"Il quadro di lungo termine è ancora più desolante. La realtà - spiega Nouriel Roubini - è che l'America si deve ancora svegliare del tutto dal suo incubo fiscale. Anche il tipico sostenitore repubblicano (...) non è a favore dello smantellamento del welfare (...) né i democratici né i repubblicani capiscono che il mantenere uno stato di welfare minimo, che è giusto e necessario nella nostra epoca fatta di globalizzazione, rapide evoluzioni tecnologiche e pressione demografica, implica tasse più alte per la middle class così come per i ricchi. Un accordo che estenda insostenibili tagli alle tasse per il 98% della popolazione è, pertanto, una vittoria di Pirro per il Presidente Obama.

In breve, questo mini-accordo circa il fiscal cliff ha schivato tutte le questioni principali (...) Spetta ancora una volta ai policy-makers di Washington risolvere il problema prima che i mercati lo facciano per loro. L'accordo di martedì sottolinea, però, che questo non accadrà così facilmente."

U.S.A.
(Foto: Reuters/Molly Riley / )
Repertorio - A U.S. Flag is displayed in front of the U.S. Capitol during a Flag Ceremony hosted by the Tea Party Patriots in Washington, November 2, 2010.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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