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Di Luca Marra | 04.01.2013 16:05 CET

Il mare apre The Master: Freddie è in spiaggia e insieme ai commilitoni, con la sabbia assembla le fattezze di una donna nuda e simula con lei un amplesso, biglietto da visita visivo di una lunga sequenze di grandi immagini per il film e presentazione di Freddie. Uscito appena dalla Seconda Guerra mondiale e disturbato da problemi d'alcol e l'ossessione del sesso Freddie cerca la sua strada: prima al lavoro nei campi, poi fotografo ma la sua violenza non si placa e una notte finisce in uno yacht che gli cambia la vita. Incontra Lancaster Dodd leader carismatico de La Causa, un movimento che sostiene che l'uomo debba emanciparsi dall'istinto animalesco. Quello che domina Freddie. Tra lui e Dodd comincerà un rapporto di vastissima intensità.

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Paul Thomas Anderson, uno dei più grandi registi viventi, gira The Master  con pellicola di 65 mm un formato che dà molta nitidezza e vivacità alle immagini e restituisce il tono dei film anni '50, il periodo nel quale è ambientata la vicenda. Con la sua strabiliante bravura nell'inquadrare e nel ritrarre, Anderson cuce un nuovo filo su una trama narrativa che già c'era nei suoi precedenti, ad esempio due capolavori a caso come Magnolia e Il petroliere: la riflessione sull'uomo, il suo spirito, la solitudine e la voglia di potere come affermazione nel mondo. Il potere è quello che cerca Dodd con la dottrina ma in Freddie troverà prima una cavia, poi un discepolo, poi un conflitto, dinamiche che esalteranno i personaggi superbamente interpretati da Philip Seymour Hoffman (Dodd) e Joaquin Phoneix, (Freddie) senza dimenticare la brava Amy Adams. È quasi commovente vedere tanta bravura nei duetti potenti dei protagonisti e nel loro esprimersi in quei luoghi che da sempre in Anderson sono coprotagonisti come le valli de Il petroliere o gli spazi aperti di una folle corsa in moto in The Master.

Psicanalisi del periodo post bellico negli USA? Dramma sulle devianze umane? Non c'è una e una sola risposta che questo film può dare e probabilmente sarà difficoltoso per lo spettatore seguire i 137 minuti di The Master sempre consistenti, senza nessun momento di leggerezza ma con una costante intensità visiva e narrativa. Anderson si è sempre servito di attori titanici ma è la combinazione della loro bravura con l'occhio del regista di Los Angeles che fa scoppiare la magnifica alchimia: ritratti di uomini e rapporti portati al cinema in tutta la loro matriosca psicologica, nelle loro difficoltà, desideri e frustrazioni. Non è il capolavoro de Il petroliere ma ancora una volta Anderson girà un grandissimo film dando una bella lucidata al cinema maiuscolo.

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The Master
(Foto: Lucky Red / )
The Master: locandina del film.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte

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