• Share
  • OkNotizie
  • +2
  • 0

Di Alessandro Proietti | 07.01.2013 10:29 CET

Inizia la "caccia" - Il redditometro è ormai "realtà". Come anticipato qualche giorno fa, (Arriva il Redditometro: tutto sul nuovo strumento del Fisco), la pubblicazione del decreto del ministero dell'Economia in Gazzetta Ufficiale ha sancito il definitivo "via libera" all'uso di questo importante strumento. Dopo mesi di attesa, dopo il lancio autunnale del Redditest, giunge ufficialmente il momento del redditometro.

Seguici su Facebook

Parte, dunque, la caccia degli 007 del Fisco con questa nuova e potente "arma". Ma un caveat, a questo punto, è d'obbligo.

Caveat - Lo strumento del redditometro, astratto dall'attuale situazione italiana, è tutto sommato "giusto". Questo nuovo asso nella manica del Fisco permette, fondamentalmente, di commisurare il reddito al tenore di vita mantenuto dal singolo contribuente. Fin qui nulla da eccepire. Incrociando tutti i dati dell'anagrafe tributaria, delle banche e degli intermediari, si giungerà ad un quadro a tutto tondo del cittadino. Esulando, momentaneamente, dai discorsi legati alla paventata distruzione della privacy e dall'incubo di scenari di orwelliana memoria, abbiamo la mente libera per analizzare a fondo cosa potrebbe non funzionare nel nuovo strumento. Perché un congegno potente, se usato male, diventa un'arma micidiale.

Accertamenti ed aumento dei contenziosi -

"Gli onesti non avranno nulla da temere", pontifica l'Agenzia delle Entrate. Tutto astrattamente vero ma, è noto, nella pratica si incorre in mille e più problemi non pronosticabili a priori. L'Agenzia assicura che per i primi tempi si procederà con la massima cautela: la fase iniziale fornirà indicazioni utili per limare un meccanismo che potrebbe presentare qualche errore di troppo.

La sensazione è che un uso puntiglioso di questo strumento aumenterà esponenzialmente i contenziosi tra i contribuenti finiti sotto la lente di ingrandimento degli accertamenti e l'amministrazione. Dal momento in cui il redditometro farà scattare la "spia rossa", il Fisco procederà in maniera graduale: si partirà con la richiesta di dati e spiegazioni al contribuente fino, eventualmente, al contradditorio. Queste "lungaggini" burocratiche, anche in caso di assoluta correttezza della posizione del contribuente, rischiano di moltiplicarsi enormemente vista l'attuale formulazione del redditometro.

Perplessità: le spese -  La più grande stortura di questo strumento riguarda proprio le spese. Il reddito finale presunto, che sarà poi confrontato con quello dichiarato, deriverebbe da una sommatoria delle voci di spesa prese in considerazione. Sembrerebbe lecito pensare, dunque, che l'amministrazione, sulla base della famosa "Tabella A" con voci di consumo ed investimenti, conteggi in questo modo il reddito presunto.

Come dire: tanto hai speso, tanto avresti dovuto guadagnare (e dichiarare). Il problema, però, è proprio qui: il "quanto si sia speso" potrebbe differire sostanzialmente dalle nostre effettive uscite. L'anomalia avviene per un "vizio" procedurale: l'amministrazione, infatti, prenderà nota delle spese effettive dai registri dell'anagrafe tributaria e imputerà quelle non rilevate sulla base della spesa media Istat per tipologia di famiglia e luogo di residenza. Quello che sorprende, però, è cosa succede nel confronto tra il dato effettivo e quello statistico: dei due dati disponibili, infatti, verrà considerato sempre quello più alto. Il reddito presunto, insomma, sarà costituito dalla somma tra le spese più alte per ogni singola voce: se, per via ipotetica, una nostra voce di consumo risultasse la metà della media Istat, il sistema ci conteggerà quella voce di spesa come doppia rispetto alla realtà.

Il sistema rischia, in tal modo, di costringere i contribuenti ad una continua riprova delle minori spese sostenute rispetto alla media nazionale. Le spiegazioni da dare al Fisco, i dati da mostrare, si moltiplicheranno enormemente qualora il redditometro venisse usato, come dicevamo sopra, in maniera troppo puntigliosa. Da non sottovalutare, poi, il fattore temporale: gli accertamenti partono infatti dal 2009. Non tutti gli italiani mantengono una contabilità domestica a livello "approfondito" e dimostrare spese minori diventerebbe così difficile.

Perplessità: utilità del Redditest - Ad alleggerire il fardello, comunque, resta il fatto che gli scostamenti da "allarme rosso" saranno quelli superiori al 20% tra reddito dichiarato e reddito "ricostruito". Questo particolare aspetto evidenzia, anche, la scarsa utilità del Redditest: a cosa serve inserire i propri consumi se poi, in caso di minor spesa rispetto alla media Istat, questi non verranno conteggiati secondo tale portata? La formulazione attuale del redditometro mostra l'evidente funzione "psicologica" del Redditest, molto meno quella pratica.

Perplessità: le Banche Dati - A concludere il quadro generale è la voce inerente le banche dati. L'anagrafe tributaria può contare su qualcosa come 128, enormi, database. Una fonte immensa di dati utili alla formazione di questi redditi presunti. Ma la stessa anagrafe tributaria mette in guardia: il sistema attuale mostra importanti criticità nella fruibilità di tali archivi con la conseguente difficoltà nel rimodulare tale mole di dati per qualsivoglia uso finale. Come dire che i dati ci sono, ma è ancora difficile trovarli ed utilizzarli per il proprio scopo.

Luci ed Ombre - Il redditometro, allora, è un'importante innovazione. Mostra sicuramente luci ed ombre di un sistema complesso, in alcuni aspetti macchinoso ma, fondamentalmente, ancora inesplorato. Come ogni macchina, quello che realmente determinerà il risultato finale sarà l'uso che se ne farà. Il manovratore ha un nuovo, potente, strumento che non necessariamente sarà un male a tutti gli effetti. Per il risultato finale non ci resta che attendere e sperare.

© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
  • Valuta questo articolo
  • +2
  • 0

Partecipa alla discussione

IBTimes TV

Condividi

 Media Kit
Media Kit
Strumenti
Topics
Archivi
TV
Aggiornamenti
RSS
Twitter
Facebook
Edizione Italia
Team
Contattaci