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Di Alessandro Proietti | 07.01.2013 11:08 CET

Giorno da segnare sul calendario per tutti i banchieri quello di oggi. 

I Governatori, insieme ai responsabili delle autorità di sorveglianza del Comitato Basilea, hanno infatti avallato la richiesta di standard di liquidità meno stringenti per le banche. Il voto unanime va a rivedere le norme di Basilea 3 circa il c.d. liquidity cover ratio.

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Questo importante indice è alla base delle computazioni degli asset facilmente liquidabili e regola, di fatto, la portata del "paracadute" che le banche devono obbligatoriamente avere.

Il passo fatto è di enorme importanza: la precedente formulazione costringeva le banche a portare, entro il 2015, tale rapporto al 100% delle risorse necessarie in caso di rischio sistemico in un eventuale scenario in cui il mercato interbancario risultasse, di fatto, bloccato per la durata di 30 giorni. Il ratio in questione è stato portato dunque al 60% pur mantenendo il target del 100% da raggiungere entro il primo gennaio 2019.

Sono stati presi provvedimenti anche inerenti gli asset iscrivibili al monte totale computato per il raggiungimento del liquidity cover ratio. Azioni particolari e covered bond, ad esempio, potranno concorrere fino al 15% del totale da accantonare.

Mervyn King, numero uno della Banca d'Inghilterra, ha particolarmente gradito l'accordo raggiunto, dichiarando: "Gli standard patrimoniali non rischieranno più di compromettere la capacità del sistema di finanziare la ripresa economica".

A Piazza Affari festeggia il comparto bancario con il Monte dei Paschi di Siena che tocca il massimo al +16% limando, poi, verso l'attuale quotazione di 0.2894 euro per azione al +9.62%. Bene anche tutte le altre banche: Unicredit guadagna il 4.06%, Intesa Sanpaolo il 2.32% ed il Banco Popolare il 2.26%. 

L'andamento seguito negli ultimi periodi, dunque, che vedeva le banche erogare meno prestiti in virtù della necessità di soddisfare gli standard di Basilea 3 sembra poter esser invertito. Il passo avanti fatto oggi è un duro colpo, allora, per quel "Credit Crunch" che spaventa tanto l'Europa (e di cui l'Italia già soffre, in parte, la venuta).

 

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(Foto: Reuters / )
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