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Di Francesco Angelini | 07.01.2013 11:39 CET

Che cos'è il segreto bancario, di cui  così spesso sentiamo parlare nei giornali, nei film  e anche davanti al nostro commercialista?

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Esso rappresenta un uso in forza del quale le banche e gli altri istituti finanziari rifiutano di fornire allo Stato e ai suoi enti pubblici (tra cui soprattutto il fisco) informazioni circa i suoi correntisti e di norma negli anni passati le banche se ne sono sempre avvalse credendo che vi fosse una qualche legge che consentisse loro di tenere i segreti dei loro clienti.

Il fatto è che non è mai esistita una legge di tal genere: infatti esso costituisce meramente un antichissimo uso, ma il lettore non si lasci confondere dal termine che abbiamo usato: l'uso costituisce una fonte del diritto, e precisamente una fonte derivante da un comportamento costante nel tempo tenuto dalla generalità delle persone di un dato settore nella falsa convinzione che esso sia imposto da una legge (in pratica si crede che sia un obbligo e per questo lo si segue da moltissimo tempo).

 L'uso, o consuetudine che dir si voglia però viene considerata una sorta di fonte "cenerentola", visto che non è ammesso che vada contro la legge, e nelle materie regolate dalle leggi vale solo se da queste è stato richiamato. Ma la sua più grande operatività  l'uso la spiega nelle materie non regolate da legge, e così era fino a qualche decennio fa, dove l'uso del segreto bancario imperava.

 In Italia però, con legge 413 del 1991 è stato eliminato, stabilendo che gli agenti del fisco hanno il potere di richiedere alle banche copia dei conti intrattenuti con un cliente e se le banche si rifiutano hanno il potere di entrare negli uffici bancari e con la forza appropriarsi di tali documenti. Ma se in Italia, i topi avevano smesso di ballare perché il gatto aveva aperto gli occhi, in Europa (soprattutto le isole di Malta e Cipro) le piste da ballo erano ancora tutte aperte.

Lo scenario però è venuto a  mutare il 1 gennaio 2013 (guarda cosa ti combinano mentre ti riprendi dalla sbronza del dopo Capodanno) per via dell'entrata in vigore della direttiva UE 2011/16. Essa non solo ha stabilito una più stretta correlazione fra amministrazioni dei vari stati membri dell'Unione europea, ma si è anche stabilito all'art. 18 comma 2 che un'amministrazione pubblica di uno di questi stati non può rifiutarsi di concedere informazioni al fisco di un altro Stato Ue, sol perché siano detenute da una banca, da un istituto finanziario o perché attengano agli interessi proprietari di una persona.

Ma questo cosa significa? Che già da qualche giorno il fisco si sta interessando dei nostri conti, su operazioni svolte ad esempio 10 anni fa presso una banca inglese? La risposta è negativa. Per fortuna (o purtroppo, lo lascio decidere ai lettori) il comma 3 dello stesso articolo afferma che il segreto bancario nell'Unione europea è caduto solo a partire dal periodo di imposta 2011 e non vale per quelli precedenti. Inoltre non è da dimenticare che Svizzera, San Marino e Liechtenstein, seppur siano in Europa, non fanno parte dell'Unione europea e dunque a loro non si applica tale direttiva.

Per estendere anche a questi ultimi paradisi fiscali, l'abrogazione del segreto bancario, dovrebbe sussistere un trattato tra l'Italia e costoro, che però per il momento non è ancora intervenuto.

Come dire: salvi, fino ad ora....

 

 

UBS
(Foto: Reuters / )
UBS, Unione Banche Svizzere è una delle principali banche elvetiche
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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