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Di Hamza Boccolini - Agenzia Nova | 07.01.2013 19:24 CET

E' forte la delusione nel mondo arabo per il discorso tenuto ieri dal presidente siriano, Bashar al Assad, al Teatro dell'Opera di Damasco, durante il quale ha proposto la sua soluzione alla fine della crisi. Erano alte le aspettative da parte dell'opinione pubblica araba, soprattutto alla luce delle indiscrezioni ventilate dalla stampa mediorientale sabato scorso, secondo cui nel discorso vi dovevano essere proposte accettabili per l'opposizione. Invece, nel suo primo intervento, tenuto dopo sette mesi di silenzio, il presidente siriano ha illustrato un nuovo piano che si può sintetizzare in tre fasi: blocco delle operazioni militari, convocazione di una conferenza per il dialogo nazionale e il varo di una nuova costituzione per il paese.

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Il piano prevede queste tre fasi e pone come condizione la fine dei finanziamenti e del riarmo degli insorti. In seguito scatterebbero le sospensioni delle operazioni militari da parte dell'esercito e il via libera ad una conferenza nazionale per il dialogo, fino al varo di una nuova costituzione che, nelle intenzioni di Assad, dovrà poi essere sottoposta ad un referendum popolare, e infine la possibilità di indire nuove elezioni legislative per la nascita di un nuovo governo. Assad offre però negoziati solo all'opposizione interna, accusando quella esterna di essere "un fantoccio degli stranieri". Il presidente siriano sottolinea di non aver trovato un partner credibile per una soluzione politica in 21 mesi di conflitto. Nel suo discorso di domenica, Assad ha rifiutato categoricamente qualsiasi forma di dialogo con l'opposizione in esilio, accusandola di terrorismo e di essere guidata da potenze straniere, ed ha affermato: "Non dialogheremo con gli armati (i ribelli, ndr), ma semmai con quelle forze (straniere, ndr) che li muovono".

La proposta non è piaciuta all'opposizione siriana. La Coalizione nazionale dell'opposizione, nella sua prima reazione al discorso pronunciato da Assad, ha respinto qualsiasi ipotesi di dialogo che possa dare respiro al regime: "Ogni soluzione della crisi deve iniziare con le dimissioni di Assad", è stato il commento di Rima Farhan, membro del direttivo della Coalizione. L'opposizione siriana respinge dunque qualsiasi proposta di dialogo che non preveda le dimissioni di Assad e intende proseguire la resistenza a oltranza. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio nazionale siriano, George Sabra, assicurando che la resistenza proseguirà la lotta per liberare i territori siriani dalle truppe del regime. "Nessuna iniziativa per uscire dalla crisi sarà accolta dall'opposizione se prima Assad non si dimette", ha detto Sabra.

Il discorso di Assad è stato accolto anche da commenti sarcastici sul web. "Muhammar Gheddafi è resuscitato" è uno dei commenti che stanno facendo il giro dei siti web e dei social network come "Twitter" e "Facebook". La maggior parte dei commenti dei siti arabi vede nel discorso di Assad molte similitudini con quelli pronunciati dai presidenti arabi che sono poi caduti in seguito ad analoghe rivolte dei loro popoli, come appunto il defunto leader libico Muammar Gheddafi, ma anche come l'egiziano Hosni Mubarak e il tunisino Zine el Abidine Ben Ali.

Nonostante questo, il premier siriano, Wail al Halqi, ha deciso di dare un segnale per far capire che il regime intende fare sul serio, convocando per oggi un Consiglio dei ministri a Damasco per mettere in pratica le direttive suggerite ieri dal presidente Assad, nell'ambito dell'iniziativa promossa per arrivare ad una soluzione alla crisi siriana. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa "Sana", organo ufficiale del regime di Damasco, quella di oggi è una riunione "particolare" del Consiglio dei ministri che dovrà dar vita ad iniziative nel quadro delle proposte avanzate ieri da Assad.

L'iniziativa di Assad ha anche trovato il sostegno del regime di Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, ha annunciato che il suo governo darà pieno appoggio al piano presentato ieri dal presidente siriano. Secondo quanto si legge sul sito del ministero degli Esteri di Teheran, il piano "rifiuta la violenza e il terrorismo così come qualsiasi ingerenza straniera nel suo paese e propone un'operazione politica complessiva per uscire dalla crisi". Per questo Salehi ha lanciato un appello "a tutti gli attori politici presenti in Siria e alla Comunità internazionale affinché sfruttino questa occasione per riportare la sicurezza e la stabilità in Siria in modo da evitare che la crisi si espanda in tutta la regione".

A non credere invece nelle parole del presidente siriano sono i suoi ex collaboratori. L'ex premier di Damasco, Riad Hijab, pensa ormai al dopo Assad ed ha annunciato che "i funzionari siriani sono pronti a intervenire e a scongiurare il caos amministrativo nel paese dopo l'imminente caduta del regime". In una nota firmata a nome del Raggruppamento nazionale siriano libero, Hijab, che si trova ad Amman, in Giordania, dopo aver abbandonato la Siria e il suo governo, si è detto pronto ad "affrontare la situazione che si verrà a creare dopo l'imminente caduta di Assad per evitare che il paese sprofondi nel caos". L'ex premier prevede infatti che "il regime cadrà all'improvviso e in questo caso tutti gli impiegati e i funzionari amministrativi dovranno essere pronti a prendere in mano le redini delle istituzioni per evitare il peggio, affrettandosi a passare tra le file dei rivoluzionari".

Più critico è stato l'ex vicepresidente di Assad, Faruq al Sharaa, secondo il quale "il discorso tenuto ieri dal presidente siriano dimostra come abbia ormai perso di vista la realtà". Parlando al sito giordano "Geo 24" a proposito della proposta di Assad, al Sharaa ha spiegato che "ormai prende solo ordini dall'Iran e impone al popolo siriano la volontà iraniana. Le sue parole dimostrano anche come sfrutti la debole posizione dei paesi arabi nei riguardi della crisi siriana. Ci chiediamo perché (i paesi arabi, ndr) non assumano una posizione netta come è stato per la Libia di Muhammar Gheddafi". Nelle sue parole di ieri, Assad ha ignorato le richieste di dimissioni dell'opposizione e ha sminuito il ruolo di mediatore dell'inviato delle Nazioni Unite, Lakhdar Brahimi, definendolo un'ingerenza straniera".

Il più duro è stato il presidente egiziano, Mohammed Morsi, il quale ha annunciato di sostenere la proposta di processare il capo dello stato siriano per crimini di guerra. In un'intervista concessa alla "Cnn", Morsi ha affrontato il tema della crisi invitando Assad a lasciare il potere e sostenendo l'idea che "venga giudicato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra" in seguito alle stragi perpetrate negli ultimi 21 mesi in Siria che hanno provocato la morte di 60 mila persone. A non convincere, infine, è stata anche la scelta del luogo nel quale tenere il suo primo discorso degli ultimi sette mesi.

Il presidente siriano avrebbe scelto la sede del Teatro dell'Opera di Damasco come luogo in cui parlare per motivi di sicurezza. Secondo quanto sostengono gli esponenti dell'Esercito siriano libero al quotidiano arabo "al Sharq al Awsat", "Assad ha scelto la sede del Teatro dell'Opera come luogo in cui apparire in pubblico perché è nel cuore di Damasco e vicino al palazzo presidenziale in cui vive". I ribelli controllano parte della periferia della capitale mentre la zona del Parlamento, dove avrebbe dovuto parlare Assad, è considerata pericolosa: per questo motivo si sarebbe optato per il Teatro dell'Opera. Nel corso dell'intervento di Assad, nel quale il capo dello stato ha proposto una soluzione alla crisi, respinta dall'opposizione, "un ingente schieramento di sicurezza è stato predisposto intorno al Teatro dell'Opera". (agenzianova.com)

Bashar al Assad
(Foto: Reuters / Stefano Consiglio)
Una foto di Bashar al Assad intento ad ascoltare
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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