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Di C.F. | 09.01.2013 16:42 CET

"Una tacita e parziale intesa fra le parti in conflitto". Beppe Pisanu, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, si esprime così nella relazione conclusiva sull'inchiesta relativa alla trattativa fra Stato e Cosa Nostra. Un documento che smentisce chi ancora oggi prova a negare quanto accaduto tra il 1992 e il 1994. Anche se Pisanu dichiara la mancanza di un "mandato politico", sostenendo che fu il Ros dei Carabinieri ad agire di sua iniziativa.

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"Ci fu almeno una trattativa tra uomini dello Stato privi di un mandato politico e uomini di Cosa nostra divisi tra loro e quindi privi anche loro di un mandato univoco e sovrano. Ci furono tra le due parti convergenze tattiche, ma strategie divergenti: i carabinieri del Ros volevano far cessare le stragi, i mafiosi volevano invece svilupparle fino a piegare lo Stato" scrive Pisanu.

"Sembra logico parlare, più che di una trattativa sul 41bis, di una tacita e parziale intesa tra parti in conflitto - prosegue il presidente della Commissione Antimafia - Se Cosa nostra accettò una specie di trattativa a scalare, scendendo dal papello al più tenue contropapello e da questo al solo ridimensionamento del 41bis, mantenendo però alta la minaccia terrificante delle stragi.

"C'è da chiedersi se il suo reale obiettivo non fosse ben altro: e cioè il ripristino di quel regime di convivenza tra mafia e Stato che si era interrotto negli anni Ottanta, dando luogo ad una controffensiva della magistratura, delle forze dell'ordine e della società civile che non aveva precedenti nella storia. Certo, l'obiettivo era ambizioso, ma il momento, come ho già detto, era propizio per la mafia e per tutti i nemici dello stato democratico" continua.

"I Carabinieri e Vito Ciancimino hanno cercato di imbastire una specie di trattativa. Cosa nostra li ha incoraggiati, ma senza abbandonare la linea stragista. Lo Stato, in quanto tale, ossia nei suoi organi decisionali, non ha interloquito ed ha risposto energicamente all'offensiva terroristico-criminale" sostiene Pisanu.

"I vertici istituzionali e politici del tempo, dal Presidente della Repubblica Scalfaro ai Presidenti del Consiglio Amato e Ciampi, hanno sempre affermato di non aver mai neppure sentito parlare di trattativa. Penso che non possiamo mettere in dubbio la loro parola e la loro fedeltà a Costituzione e a Stato di diritto - continua - Rimane il sospetto che, dopo l'uccisione dell'onorevole Lima, uomini politici siciliani, minacciati di morte, si siano attivati per indurre 'cosa nostra' a desistere dai suoi propositi in cambio di concessioni da parte dello Stato.

"Se nel '92-'93, similmente ad altre fasi di transizione, si mise in opera una strategia della tensione, Cosa nostra ne fece parte. O meglio, fu parte, per istinto e per consapevole scelta, del torbido intreccio di forze illegali e illiberali che cercarono di orientare i fatti a loro specifico vantaggio. Indebolire lo Stato significava renderlo più duttile e più disponibile a scendere a patti".

 

Trattativa Stato-mafia
(Foto: Reuters / )
La Commissione Parlamentare: "Ci fu intesa tra uomini dello Stato e Cosa nostra"
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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