Giudici "comuniste e femministe". Queste le parole di Silvio Berlusconi, ieri sera ospite ad Otto e mezzo, sul collegio giudicante della causa di separazione dalla sua ex moglie, il cui esito in primo grado è stato l'obbligo di pagamento di tre milioni di euro al mese per il Cavaliere.
Reuters
Canzio e Pomodoro rispondono con un comunicato congiunto alle accuse di imparzialità lanciate da Berlusconi
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Oggi le reazioni di Giovanni Canzio e Livia Pomodoro, presidenti di Corte d'Appello e Tribunale di Milano, che hanno espresso in un comunicato congiunto " fermezza nel respingere ogni insinuazione sulla non terzietà dei giudici del tribunale componenti del collegio giudicante della causa Bartolini-Berlusconi".
Il collegio era composto da Gloria Servetti, Nadia Dell'Arciprete, Alessandra Cattaneo. In loro difesa il comunicato sottolinea che "è a tutti nota la diligenza e la capacità professionale delle stesse, quotidianamente impegnate nella fatica della giurisdizione nella delicata materia del diritto di famiglia".
Le dichiarazioni di Berlusconi non sono considerate consone alla sua carica istituzionale. A tal proposito Canzio e Pomodoro si richiamano alla raccomandazione del comitato dei Ministri della Giustizia del Consiglio d'Europa, la quale "prescrive ai rappresentanti dei poteri esecutivo e legislativo di evitare, nel commento delle decisioni dei giudici, ogni espressione di dileggio che possa minare la fiducia dei cittadini nella magistratura, e compromettere l'esito sostanziale delle medesime decisioni".
Sulla vicenda si è pronunciato anche il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati Rodolfo Sabelli: "Proviamo sdegno di fronte alle inaccettabili accuse di parzialità rivolte dall'onorevole Berlusconi contro i magistrati del tribunale di Milano, per di più espressi con parole quali giudici femministe e comuniste. Il dissenso nei confronti delle decisioni giudiziarie va manifestato anzitutto attraverso il mezzo dell'impugnazione, e comunque con critiche di contenuto, ispirate alla correttezza"








