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Di Dario Caputo | 09.01.2013 17:32 CET

La campagna elettorale non è ancora entrata nel vivo e già iniziano i primi scricchiolii nella coalizione di centro-sinistra. Siamo ancora alla formazione delle liste per il Parlamento e i malumori, sia nei territori sia nella coalizione, aumentano. Parliamo delle polemiche che sono nate all'interno dello stesso Partito Democratico e nelle sue varie anime territoriali come gli ultimi casi di Sardegna ed Emilia Romagna. Il Presidente del gruppo del Pd sardo alla regione, Giampaolo Diana, ha lamentato il fatto che, proprio nella composizione delle liste, non è stato rispettato il voto delle primarie dei parlamentari. Il cosiddetto "listino" del Segretario Bersani avrebbe scombussolato tutto. Nonostante l'ottimo risultato ottenuto da alcuni candidati a queste ultime consultazioni primarie, alcuni di questi sono stati inseriti nelle posizioni che gli potrebbero precludere la possibilità di ottenere un seggio. Così facendo, la voce dei territori e le loro istanze tanto invocate e nominate da Roma, vengono messe in secondo piano rispetto al volere e alla voce potente della Direzione Nazionale e dei soliti noti.

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Per tutti questi motivi Diana ha annunciato le sue dimissioni. Ad infuocare ancora di più queste giornate sono anche le dichiarazioni dell'alleato di coalizione di Bersani: il segretario del Partito Socialista Riccardo Nencini. Proprio l'esponente socialista rincara ancora di più la dose sostenendo che sono venuti meno i presupposti iniziali dell'intesa Pd-Psi che prevedeva una decina di parlamentari socialisti  eletti. Ora come ora, a liste fatte, il numero scende a tre. La segreteria nazionale ha convocato una riunione straordinaria proprio per vagliare nuove ipotesi alla luce di questi ultimi fatti. I socialisti metteranno al vaglio di questa riunione, che vedrà la presenza anche dei segretari regionali, l'eventualità  presentare le firme per correre alle elezioni in piena autonomia con una loro lista.

Interrogato su questa polemica, il vice segretario Pd Letta ha voluto smorzare i toni. Letta sostiene che i patti tra i due partiti sono stati mantenuti e che le liste democratiche sono aperte e sono sia espressione dei territori sia della società italiana nel suo insieme. Le grane per Bersani quindi non sono poche e il suo cammino nella campagna elettorale comincia in salita. Un percorso reso impervio non solo dai suoi concorrenti, cosa normalissima, ma anche dall'interno del suo partito e della sua coalizione. Riuscirà Bersani a riportare la calma e a mantenere tutti uniti non riproponendo le esperienze litigiose dei centro-sinistra del passato? Si prospetta un'esperienza davvero difficile.   

Bersani, leader del Pd
(Foto: reuters / )
Bersani, Pd
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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