Con il suo 10-15% Mario Monti sarà l'ago della bilancia, la variabile 'centrista' capace di catturare un numero di voti sufficiente ad assegnare il premio di maggioranza al Senato all'uno o all'altro schieramento. La Camera avrà una maggioranza targata Pd-Sel, unica certezza di questa strana campagna elettorale (quasi tutti i sondaggi infatti conferiscono al centrosinistra un vantaggio di 15 punti, incolmabile). Come abbiamo spiegato ieri, è al Senato che si gioca la partita.
Reuters
Il presidente del Consiglio, Mario Monti.
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Se il centrosinistra dovesse imporsi anche a Palazzo Madama, non avrebbe motivo per allargare la coalizione a Monti-Casini-Fini. Ma se la maggioranza fosse appannaggio del centrodestra, il Professore diventerebbe una scialuppa di salvataggio per Bersani, creando un'alleanza di governo tanto atipica quanto ampia. Ecco perchè a Monti conviene che nelle regioni contese (Lombardia, Veneto, Lazio, Sicilia e Campania) si affermi il centrodestra, in modo tale che Berlusconi possa avere la maggioranza relativa al Senato. Solo così il suo 10-15% (e relativi seggi) a Palazzo Madama diventerà fondamentale per consentire la nascita di una 'larga coalizione' con il centrosinistra che escluda il centrodestra e che abbia i numeri per governare.
Si spiegano anche così le continue aperture del Pd a Monti. Ultima quella del segretario a Sky Tg 24: "Dico da tre anni che intendo lavorare per un governo dei progressisti aperto a un dialogo con forze democratiche progressiste e moderate che siano ostative a un revival berlusconiano, leghista e populista. E rimango fermo su questo".
Più chiaro di così.








