Al termine della requisitoria pronunciata nell'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo il pm Nino Di Matteo ha chiesto il rinvio a giudizio per 11 imputati dell'inchiesta relativa alla trattativa Stato-mafia.
Reuters
"Lo Stato ha cercato il dialogo con la mafia". Chiesti 11 rinvii a giudizio
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I mafiosi Leoluca Bagarella, Totò Riina, Giovanni Brusca e Nino Cinà, gli ex ufficiali del Ros (Raggruppamento Operativo Speciale) Antonio Subranni, Mario Mori, Giuseppe De Donno, il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, l'ex ministro Dc Calogero Mannino sono accusati di attentato, con violenza o minaccia, a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato aggravato dall'agevolazione di Cosa nostra.
Per Massimo Ciancimino l'accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa. Per l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino di falsa testimonianza. Stralciata per motivi di salute la posizione del boss Bernardo Provenzano. Mannino ha chiesto di essere giudicato con la formula del rito abbreviato. Il gup Morosini si è riservato la decisione. L'udienza preliminare proseguirà anche venerdì con gli interventi degli avvocati difensori.
"Una storia - ha spiegato Di Matteo nelle requisitoria - nella quale la parte delle istituzioni che anche in nome di una inconfessabile ragion di Stato ha cercato e ottenuto il dialogo con la mafia, provocando il convincimento negli uomini della mafia che le bombe pagano e determina la scelta della linea terroristica e un parziale cambiamento degli obiettivi da eliminare che non sono più i politici ma coloro i quali sono di ostacolo alla trattativa".
"La sentenza del maxi processo (gennaio 1992, ndr) fece male alla mafia anche perché riconobbe l'unitarietà di Cosa nostra, la sua struttura verticistica, l'esistenza della commissione e la responsabilità dei vertici nei delitti eccellenti". Per questo Cosa Nostra avrebbe pianificato "un progetto per eliminare i rami secchi e fare la guerra per fare poi la pace" con lo Stato.








