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Di Alessandro Proietti | 11.01.2013 10:00 CET

Il numero - 10.300 miliardi di yen ovvero 90 miliardi di euro: questa sarà la spesa "extra" del Governo nipponico. Totale che poi aumenta fino a quasi 177 miliardi di euro se si computano amministrazioni locali e settore privato.

Reuters - Kim Kyung-Hoon
A cargo ship is seen behind Japan's national flag at an industrial port in Tokyo March 8, 2012.

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In barba al debito pubblico stellare: "E' il Governo che deve prendere per primo l'iniziativa per creare domanda e dare impulso all'intera economia", ha dichiarato il capo di governo.

Shinzo Abe, premier giapponese, è passato così al contrattacco: il piano di stimoli all'economia annunciato aiuterà il Paese nell'affrontare la difficile congiuntura. La priorità, secondo Abe, non può essere ora la riduzione e/o la stabilizzazione del debito.

Previsioni - Il secondo dato che impressiona, di questo nuovo interventismo giapponese, è quello strettamente legato alle conseguenze che comporterà il piano di stimoli. il Governo parla chiaro: la manovra porterà enormi risultati sia per quanto riguarda la crescita del Prodotto interno lordo sia per quel che concerne i posti di lavoro.

Incentivi per le aziende, che stimoleranno gli investimenti, e nuove spese per l'infrastruttura si concretizzeranno in una crescita del Pil stimata al 2% coadiuvata dalla creazione di 600mila nuovi posti di lavoro.

"Sfortunatamente - ha dichiarato Shinzo Abe - l'amministrazione precedente non è riuscita nell'intento di revitalizzare la crescita ed espandere la 'torta economica' (...) E' di importanza vitale il fatto che abbiamo [presentato] una strategia economica che possa creare posti di lavoro e aumentare le entrate volte al sostenimento della crescita".

I sostenitori della manovra non mancano: Nomura, ad esempio, ha ritoccato al rialzo le stime sul Pil portandole dall'attuale 1% all' 1.8%.

Yen e Nikkei - Previsioni ottimistiche a parte, il piano di stimoli ha piacevolmente "sorpreso" gli investitori che si sono subito riversati sull'economia del Sol Levante con forti acquisti sul Nikkei. Un generale rialzo dei titoli quotati, figlio di una rinnovata fiducia, che va ad appaiarsi all'altra positiva congiuntura che ha visto lo yen scendere, nelle quotazioni, ai minimi di quasi tre anni fa contro il dollaro. I titoli volti all'export, ovviamente, ringraziano sentitamente.

Problemi solo rinviati - Il problema, però, non sembra risolto alla radice. Gli stimoli ora immessi sono, per natura, temporanei. Una volta esaurito il loro tempo il Giappone si ritroverà nelle stesse condizioni di partenza e dovrà affrontare i medesimi problemi, per ora, solo rimandati. Gli analisti concordano su due, principali, aspetti.

Il primo riguarda i rapporti con la Cina. Il Giappone ha patito un calo dell'export che, nel solo caso degli States e dell'Eurozona, può essere ricondotto alla difficile congiuntura economica globale. Il capitolo sul calo dell'export destinato alla Cina ha ragioni squisitamente politiche: per i nipponici è giunto il momento di accantonare le dispute territoriali e tornare a collaborare con la Cina.

Il secondo fattore, invece, guarda all'interno stesso del Giappone: urge una semplificazione delle regolamentazioni per settori chiave come costruzioni, assistenza sanitaria ed agricoltura.

Servono investimenti ed il Giappone se ne è reso conto: il tempo, per la deriva autarchica, è terminato.

Giappone -
(Foto: Reuters - Kim Kyung-Hoon / )
A cargo ship is seen behind Japan's national flag at an industrial port in Tokyo March 8, 2012.
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