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Di Giovanni Tortoriello | 11.01.2013 12:09 CET

Il business dei rifiuti nelle mani della mafia. L'operazione Nuova Ionia ha fatto emergere ancora una volta la capacità della organizzazioni criminali di infiltrarsi nella raccolta e gestione dei rifiuti, impedirne il corretto funzionamento e guadagnare enormi quantità di denaro.

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Questa volta ad essere contaminati dalla malavita sono 14 centri del catanese e un'azienda milanese, l'Aimeri Ambiente srl, azienda che opera nell'area ionico-etnea in quanto aggiudicataria dell'appalto bandito dalla Ato Ct1 JoniAmbiente. La Direzione Investigativa Antimafia ha arrestato 27 persone accusate, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere, traffico di rifiuti, traffico di sostanze stupefacenti, traffico di armi aggravato dal metodo mafioso e truffa aggravata ai danni di ente pubblico.

L'accusa ritiene che l'organizzazione malavitosa simulasse un servizio perfettamente funzionante falsificando i formulari relativi alla raccolta di umido e differenziata e al loro conferimento in discarica. Ciò sarebbe stato agevolato anche dalla connivenza di enti pubblici e politici e, in tal senso, il procuratore capo Giovanni Salvi ha sottolineato che le perquisizioni che stanno avendo luogo in queste ore riguardano anche importanti amministratori pubblici.

Il tramite tra la ditta e Cosa Nostra sarebbe stato rappresentato da Roberto Russo, arrestato lo scorso maggio, e Gianluca Spinella, anche lui già ai domiciliari. I due sono considerati esponenti di spicco del clan Cintorino di Calatabiano legato al potente clan catanese Cappello-Bonaccorsi e sono entrambi ex dipendenti dell'azienda milanese (Russo coordinatore del personale e responsabile tecnico operativo a Giarre, Spinella sorvegliante dell'Aimeri a Catalabiano). Proprio a ragioni mafiose, secondo gli investigatori, sarebbe da ricondurre l'incendio doloso dei mezzi dell'Aimeri a Giarre. L'episodio, infatti, avvenne due giorni dopo l'arresto di Russo che era custode di quei mezzi "Da quel momento- spiega il procuratore Salvi- si sono rotti alcuni equilibri ma non sappiamo ancora se le intimidazioni sono venute dallo stesso clan o da gruppi rivali".

In una nota la Aimeri Ambiente ha dichiarato "la più totale estraneità rispetto alla vicenda, considerandosi con tutta evidenza parte lesa ed annunciando la propria costituzione in giudizio come parte civile". L'azienda ha aggiunto inoltre che "le persone colpite dai provvedimenti giudiziari sono dipendenti ed ex dipendenti con mansioni di secondo piano e che comunque risponderanno personalmente dei reati per i quali sono accusati, alcuni reati addirittura completamente estranei all'attività svolta dalla società".

Ennesima dimostrazione di come le mafie si arricchiscano attraverso il business dei rifiuti, questa vicenda è stata commentata con queste parole da Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente: "Gli arresti di questa mattina nel capoluogo siciliano confermano come la mafia abbia individuato nel ciclo dei rifiuti uno dei settori più floridi di business sia al Sud che al Nord Italia. Secondo i dati emersi dal rapporto "Ecomafia", il giro illegale dei rifiuti è infatti di almeno 4,1 miliardi di euro l'anno di cui 3,1 derivano dai rifiuti speciali e un miliardo dagli appalti nella gestione dei rifiuti solidi urbani nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. Un mercato d'affari che si alimenta anche attraverso l'infiltrazione nella gestione legale del ciclo dei rifiuti inquinandolo e minacciando così la salute dei cittadini".

"La penetrazione mafiosa, anche grazie a complicità di vari livelli,- ha aggiunto Cogliati Dezza- inquina tutti gli aspetti della filiera dei rifiuti, l'ambiente e l'economia del Paese. Per questo non bisogna abbassare la guardia ed occorre continuare, senza indugio e attraverso azioni concrete, la lotta al traffico illegale intensificando i controlli su tutto il territorio nazionale. Infine, fondamentale è l'incentivazione di buone pratiche che coinvolgano tutta la filiera del riciclo dei rifiuti".

Legambiente ha ricordato inoltre come, con l'operazione di oggi, le inchieste per traffico organizzato di rifiuti, ex. Art. 260 Dlgs 152/2006, sono diventate 205, indagini che hanno coinvolto 680 aziende e generato 1.289 ordinanze di custodie cautelari e 3.852 denunce. Queste vicende riguardano l'intero territorio nazionale ad eccezione della Valle d'Aosta, unica regione non coinvolta e superano gli stessi confini italiani dato che hanno raggiunto ben 25 Paesi esteri.

"La mafia - ha affermato il presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana - ha continuato ad inquinare il sistema dei rifiuti anche dopo il passaggio dalla gestione dei comuni a quella degli ATO ed è evidente che questo può avvenire solo grazie alla complicità dei colletti bianchi, amministratori e funzionari. Chiediamo alla nuova Assemblea regionale siciliana di istituire al più presto una commissione parlamentare d'inchiesta che ricostruisca anche le responsabilità politiche di un fallimento che sembra ad oggi non avere colpevoli né, tanto meno, soluzioni".

Fonti: Repubblica, Liberainformazione, Legambiente

 

 

Emergenza rifiuti
(Foto: Reuters / )
Mafia e rifiuti
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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