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Di Claudio Forleo | 13.01.2013 17:39 CET

Il decreto legislativo pomposamente battezzato Liste pulite è uno specchietto per le allodole, buono solo a evitare (forse) l'ingresso alle Camere di un paio di condannati definitivi. I partiti guidati da Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi sembrano intenzionati a candidare molti esponenti politici che durante la prossima legislatura dovranno dividersi fra il Parlamento e le aule di Giustizia. Del resto lo stesso leader del Pdl è oggi imputato in tre processi (Mediaset, Ruby, nastro Fassino-Consorte).

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PD. Sugli 'impresentabili' Bersani non ha fatto una piega, al netto delle classiche dichiarazioni di circostanza, e con lui tutto il partito che si è trincerato dietro la scusa del "hanno vinto le primarie" per giustificare certi nomi . Ecco rimanere in lista Vladimiro Crisafulli in Sicilia, già senatore uscente, rinviato a giudizio per abuso d'ufficio e con un passato che lo ha visto frequentare il boss di Enna (raccontiamo qui la sua storia). C'è Nicodemo Oliverio in Calabria, capace di raccogliere oltre il 90% di preferenze alle primarie di Crotone, rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta. Ancora in Sicilia c'è Antonio Papania, che dieci anni fa ha patteggiato una pena a due anni per abuso d'ufficio. In Campania c'è Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, prescritto per una vicenda di sversamento rifiuti, imputato per peculato e indagato per abuso d'ufficio. Indagato anche il consigliere regionale Nicola Caputo (circoscrizione Campania-2 alla Camera) nell'inchiesta sui falsi rimborsi.

In Abruzzo candidato Giovanni Lolli, prescritto per favoreggiamento. E ancora in Sicilia Francantonio Genovese, indagato per abuso d'ufficio. Alla Camera in Basilicata ecco Antonio Luongo, imputato per corruzione nell'inchiesta Iena 2 su mafia, affari e politica. Lo scorso mese di maggio è stato filmato mentre incontrava un ex agente del Sisde che chiedeva di entrare nel Copasir guidato da Massimo D'Alema.  In Toscana candidato Andrea Rigoni, prescritto dopo una condanna in primo grado a 8 mesi di reclusione per abuso edilizio sul monte di Porto Azzurro nell'isola d'Elba. Infine lo 'strano' caso di Ludovico Vico, intercettato dai magistrati che indagano sull'Ilva mentre al telefono con Girolamo Archinà (l'uomo che gestiva le relazioni istituzionali dell'azienda) dice "doveva sputare sangue" a proposito del collega Della Seta, deputato Pd contrario al decreto Salva-Ilva del 2010.

PDL E LISTE COLLEGATE. Se il Pd non si è fatto mancare niente, in casa Pdl (e liste collegate) c'è solo l'imbarazzo della scelta. Al Senato ecco Nicola Cosentino, considerato dai magistrati campani referente istituzionale del clan dei Casalesi da almeno un decennio, il cui nome compare in svariate inchieste, rinviato a giudizio in due procedimenti per concorso in associazione camorristica e corruzione. Luigi Cesaro, ex presidente della Provincia di Napoli. Già coinvolto negli anni Ottanta in un'inchiesta sulla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, condannato in primo grado, assolto in Appello  e dalla Cassazione. Cesaro aveva confermato ai giudici i rapporti personali con vari esponenti della Camorra. Oggi risulta indagato per i suoi presunti rapporti con il clan dei Casalesi. Confermato anche Marco Milanese, deputato uscente ed ex consigliere di Giulio Tremonti, imputato per corruzione.

Ci sono una serie di nomi ancora in dubbio, ma dai quali difficilmente Berlusconi vorrà separarsi e che forse verranno candidati in liste collegate al Pdl come Grande Sud di Gianfranco Miccichè. In primis Marcello Dell'Utri, con il Cavaliere sin dai tempi dell'acquisto della villa di Arcore (primi anni 70), poi messo alla guida di Pubblitalia e portato al Senato. La sua 'carriera' giudiziaria è arcinota: ha patteggiato una condanna per false fatture e frode fiscale, condannato a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, imputato nell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Poi ecco Denis Verdini, coordinatore nazionale del partito, che in fatto di indagini a carico fa concorrenza al senatore siciliano: false fatture, mendacio bancario, appalti G8 L'Aquila, associazione a delinquere e abuso d'ufficio. Sempre nelle liste di Miccichè potrebbero avere un posto Americo Porfidia, rinviato a giudizio per tentata estorsione e favoreggiamento a un clan camorristico, e Raffaele Fitto (già parlamentare europeo, governatore della Puglia e ministro), imputato per corruzione, peculato e abuso d'ufficio. 

Intesa Popolare (che può contare su Vittorio Sgarbi come portavoce) è la lista di Giampiero Catone, altro gruppo apparentato con il Pdl. Il fondatore è stato condannato in primo grado lo scorso maggio a otto anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata. Senza dimenticare Luciano Moggi (cinque anni in primo grado per associazione a delinquere), candidato dai Riformisti Italiani di Stefania Craxi, e (con tutta probabilità) il fedelissimo del Cavaliere, Emilio Fede, rinviato a giudizio per induzione e favoreggiamento della prostituzione.

IN DUBBIO. Resta da vedere se Berlusconi vorrà trovare posto per altri parlamentari uscenti come Antonio Angelucci, re delle cliniche laziali (indagato per associazione a delinquere e truffa), Massimo Maria Berruti (condannato a 8 mesi per favoreggiamento), Giulio Camber (pregiudicato per millantato credito), Antonio D'Ali (rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa), Antonio Del Pennino (alle spalle due patteggiamenti e una prescrizione), Mario Landolfi (ex ministro, imputato per concorso in corruzione e truffa, con l'aggravante di aver favorito il clan dei Casalesi), Altero Matteoli (imputato per favoreggiamento), Domenico Nania (condannato per lesioni personali, prescritto per peculato) e Salvatore Sciascia (condannato per tangenti alla Guardia di Finanza).

 

Elezioni 2013
(Foto: Reuters / )
La carica degli Impresentabili Pd-Pdl
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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