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Di Dario Caputo | 15.01.2013 13:07 CET

Sono passati ormai vent'anni da quei tragici momenti del 1992 quando i due simboli della lotta alla mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, furono uccisi. Sarebbe normale concludere questa frase con la dicitura "uccisi dalla mafia" ma in queste storie niente è così poi tanto normale. I due padri dell'antimafia, con le loro indagini, stavano facendo quello che forse, sia prima sia dopo di loro, nessuno ha mai fatto con quell'intensità, con quella sete di giustizia e libertà. Ora tutti si ispirano a loro due, anche quelli che in vita li denigravano alacremente.

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È proprio di questi giorni la notizia sull'archivio segreto degli 007, documenti che potrebbero contenere le verità nascoste sulle stragi del '92. Lo scrivono Attilio Bolzoni e Salvo Palazzolo su La Repubblica. Un archivio espressione di tanti dubbi e di tanti "non ricordo" quello dei funzionari dei Servizi segreti che indagavano sulle stragi dei due giudici. Si parla dei sopralluoghi a Capaci, dell'annuncio dell'attentato a Borsellino e sugli avvistamenti sull'autostrada poco prima della strage che colpì il giudice Falcone. In totale sono 318 i documenti top secret contenuti nella relazione conclusiva della Commissione Parlamentare Antimafia. Documenti meno utili e documenti che rivelano le reticenze degli apparati di sicurezza.

Documenti che provengono dall'Aise, l'ex Sismi, il servizio segreto militare, e dall'Aisi, l'ex Sisde, il servizio segreto civile. Questo cumulo di carte è stato richiesto dalla Procura di Caltanissetta e dall'Antimafia ma, ancora oggi, resta "coperto". Quelli che sono usciti sono quelli più rilevanti, quelli che contengono qualche notizia che ha allarmato i giudici nisseni. Il Presidente della Commissione Antimafia Pisanu lì ha definiti "un carteggio piuttosto disomogeneo", il Procuratore Sergio Lari alcuni li ha definiti "inquietanti". Questi documenti vengono fuori dopo vent'anni di verità nascoste e di misteri. Due giorni dopo Capaci, il SISDE di Roma, inviò a Palermo una squadra di uomini per fare un sopralluogo sul luogo della strage di Falcone e per prelevare un materiale roccioso da sottoporre poi "a successivo esame clinico esplosivistico". Purtroppo i risultati sono ancora avvolti nel mistero. Di questo nessuno ne ha mai saputo nulla, neanche il vice capo del SISDE a Palermo in quel periodo.

Interrogato dai magistrati ha risposto che "Fu il generale C., vice direttore pro tempore del nucleo tecnico scientifico, a inviare dei tecnici subito dopo la strage di Capaci, per effettuare un sopralluogo. Questo invio di tecnici noi lo subimmo, unitamente al capo centro R. e in merito a tale attività non fummo mai messi al corrente dei motivi e dei risultati".

In un'altra informativa, questa del 28 maggio del '92, spedita dal SISDE di Palermo alla Direzione a Roma, si parlava di "un progetto di attentato in persona del Dott. Paolo Borsellino". Erano passati solo cinque giorni da Capaci e i Servizi segreti erano già in possesso della notizia, appresa da fonti confidenziali, che Cosa Nostra stava già progettando un secondo attentato. Stando alle notizie e alle rivelazioni che si hanno si constata che quest'informativa non fu presa con le dovute precauzioni. In un'altra nota si parla di una telefonata anonima di un camionista che riferiva di aver visto, la sera prima della strage di Capaci, un furgone fermo sulla corsia d'emergenza. Sono mai state fatte indagini approfondite sulla natura della telefonata? Sempre gli 007 acquisiscono una nuova informazione legata alla "presenza di due individui sulla carreggiata dell'autostrada Punta Raisi-Palermo, il giorno precedente l'attentato di Capaci"

Casualmente con molta velocità arrivano alla magistratura due segnalazioni, stavolta molto dettagliate, il 24 maggio e il 4 agosto del '92. Con esse si mettevano in campo le ipotesi, basate su mere congetture, che dietro le stragi Falcone e Borsellino c'era il clan dei Madonia. Le due note portano la firma di Bruno Contrada che pochi mesi dopo sarà arrestato per concorso in associazione mafiosa. Casualità o presenza di un filo conduttore?

Ma tra tutti il documento più inquietante è rappresentato da quello in cui il SISDE di Palermo annuncia a Roma che, già il 13 agosto del '92, ci sono "novità circa gli autori del furto della macchina ed il luogo ove la stessa sarebbe stata custodita prima di essere utilizzata nell'attentato". Tutto ciò è legato alla storia del falso pentito su Via D'Amelio Vincenzo Scarantino. Due mesi dopo questo documento, il 19 ottobre sempre del '92, vengono informati sia Roma sia la Questura di Calatanissetta delle parentele "importanti" a livello mafioso di Scarantino. Tutto ciò si dimostrerà palesemente un falso.

Una trama che diventa sempre più fitta quella legata alle stragi del '92. Una trama che gli inquirenti stanno cercando, tra mille difficoltà, di sbrogliare.

Trattativa Stato-mafia
(Foto: http://www.flickr.com/photos/k / )
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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