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Di C.F. | 15.01.2013 16:32 CET

I giudici della Corte Costituzionale hanno depositato le motivazioni del verdetto sul conflitto d'attribuzione sollevato dalla presidenza della Repubblica contro la Procura di Palermo in merito all'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Sentenza che ha dato ragione a Giorgio Napolitano, disponendo l'immediata distruzione delle conversazioni tra il Capo dello Stato e l'allora indagato (oggi imputato per falsa testimonianza) Nicola Mancino.

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I giudici citano a tal proposito l'articolo 271 del codice di procedura penale sulle intercettazioni vietate, anche se la voce di Napolitano è stata intercettata indirettamente e non è frutto di intercettazioni illegali o vietate.

La Consulta sostiene che, per proteggere le funzioni e prerogative del Capo dello Stato, la Procura di Palermo avrebbe dovuto consegnare le intercettazioni al giudice che ne avrebbe disposto l'immediata distruzione "senza sottoposizione della stessa al contraddittorio tra le parti e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del contenuto delle conversazioni intercettate".

Secondo la Corte "il Presidente delal Repubblica è al di fuori dei tradizionali poteri dello Stato....deve poter contare sulla riservatezza assoluta delle proprie comunicazioni, non in rapporto a una specifica funzione, ma per l'efficace esercizio di tutte". Rendere pubbliche le intercettazioni "sarebbe estremamente dannoso non solo per la figura e per le funzioni del Capo dello Stato, ma anche, e soprattutto, per il sistema costituzionale complessivo che dovrebbe sopportare le conseguenze dell'acuirsi delle contrapposizioni e degli scontri".

In nessun modo quelle intercettazioni possono essere rivelate all'opinione pubblica: "È chiaro dunque come, specie ai livelli di protezione assoluta che si sono riscontrati riguardo alle comunicazioni del Presidente della Repubblica, già la semplice rivelazione ai mezzi di informazione dell'esistenza delle registrazioni costituisca un vulnus che deve essere evitato".

Trattativa, Consulta su Napolitano
(Foto: Reuters/Italian Presidency Pre / Paolo Giandott)
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano consulta documenti nel suo ufficio al Quirinale.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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