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Di Dario Caputo | 15.01.2013 20:17 CET

Quando si parla di ristrutturazione o di rilanciare un'azienda i primi, forse gli unici, a pagarne le conseguenze sono sempre gli operai. Questo è proprio quello che sta succedendo a Melfi. Dal prossimo 11 febbraio e fino al 31 dicembre 2014 partirà la cassa integrazione straordinaria. A rendere nota la notizia è stata la Fiom-Cgil che ha espresso anche tanta preoccupazione perché, ancora oggi, non si conoscono i dettagli degli investimenti per questo stabilimento. Questa decisione interesserà tutti i dipendenti ma una linea produttiva alla volta mentre l'altra continuerà a produrre la "Punto". L'azienda è ferma nel sostenere che tali manovre sono indispensabili per realizzare gli investimenti previsti. Questi ultimi, a detta di Marchionne, saranno oltre un miliardo di euro.

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Dal salone di Detroit l'amministratore delegato FIAT ha assicurato che l'azienda, dopo aver chiuso gli stabilimenti di Termini Imerese e quello Irisbus, non ne chiuderà altri; i tagli dei posti di lavoro in Polonia hanno protetto i lavoratori italiani. A Melfi lavorano 5.500 dipendenti. I sindacati locali lamentano il fatto che quest'operazione della cassa integrazione è stata fatta "dopo gli annunci in pompa magna dei giorni scorsi, alla presenza del Presidente del Consiglio, Mario Monti e del Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo e dei segretari generali di Cisl e Uil". La Fiom-Cgil chiede inoltre "alla Fiat e anche alle istituzioni regionali la massima trasparenza nella gestione della Cigs al fine di garantire la rotazione al lavoro di tutti i lavoratori, per impedire come avvenuto a Pomigliano discriminazioni e perdite salariali a danno dei lavoratori".

Repentina la risposta di Marchionne. "Stiamo installando le nuove linee per fare le due vetture (500x e piccolo suv a marchio jeep), cosa dovrei fare nel frattempo?". "Continuiamo a produrre la Punto, quindi non ho capito quale sia il problema", ha aggiunto il manager. Sempre secondo Marchionne la linea che si sta imprimendo a Melfi con la "cigs" è una procedura standard che viene fatta in tutte le occasioni simili.

Di un parere molto vicino a quello del manager FIAT il segretario generale della Uil Angeletti: "la cassa integrazione era prevista. Questa è la conferma che la Fiat vuole investire e che a Melfi si potranno produrre nuovi modelli di auto". "Sarei stato molto preoccupato - aggiunge Angeletti - se non fosse accaduto nulla. Per fare nuovi modelli bisogna ristrutturare gli stabilimenti. Sarebbe assurdo investire dei soldi in un luogo che si vuole lasciare". Il 20 dicembre dello scorso anno, quando arrivarono a Melfi i vertici FIAT e il premier Monti, era assente  il segretario generale della Cgil Susanna Camusso; Monti disse che proprio da Melfi nasceva un nuovo rapporto tra la Fiat e l'Italia.

Domani a Torino è previsto un nuovo incontro tra Fiat e sindacati per chiudere la partita sul contratto specifico di primo livello che interessa oltre 80 mila lavoratori del gruppo. Saranno presenti all'incontro Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri.

Sergio Marchionne
(Foto: Reuters - Giorgio Perottino / )
Sergio Marchionne
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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