E' entrato in politica, ma quella sulla trattativa Stato-mafia è la "sua" indagine, portata avanti assieme agli ormai ex colleghi della Procura di Palermo. Per questo era attesa una dichiarazione di Antonio Ingroia sulle motivazioni della sentenza depositate oggi dalla Corte Costituzionale in merito al conflitto d'attribuzione sollevato (e vinto) dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
www.generazionezero.org
"Sentenza che mette a rischio equilibrio poteri dello Stato"
Da non perdere
Seguici su Facebook
Più notizie
La priorità del Governo: aumentare l'IVA al povero per ridurre l'IMU al ricco
"Epifani invidioso, sta sbagliando tutto"
Grillo agli elettori Pd: "Stracciate le tessere e tornate cittadini"
"In attesa di leggere l'intera motivazione della sentenza mi limito a osservare che la Corte costituzionale da un lato conferma il principio dell'assoluto riserbo che deve circondare le comunicazioni del Capo dello Stato, principio al quale si è sempre attenuta la Procura di Palermo (come dimostra il fatto che neanche una riga di queste intercettazioni è uscita sui giornali), ribadendo altresì che solo il giudice e non il pubblico ministero può distruggere tali intercettazioni, come da sempre sostenuto dalla Procura - scrive il leader di Rivoluzione Civile in una nota - In secondo luogo, la sentenza apre ad un ampliamento delle prerogative del Capo dello stato, mettendo così a rischio l'equilibrio dei poteri dello Stato".








