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Di Claudio Forleo | 16.01.2013 15:32 CET

Sulla sentenza della Consulta, che ha dato ragione al Presidente Napolitano sul conflitto d'attribuzione sollevato contro la Procura di Palermo, si discuterà a lungo, nonostante sia evidente il tentativo della politica di mettersi tutto alle spalle. Una delle motivazioni più cervellotiche che la Corte Costituzionale abbia mai espresso viene giudicata "chiarificatrice" da Piero Grasso, candidato di punta del Pd ma soprattutto ex Procuratore nazionale Antimafia che si oppose ai tentativi di sfilare l'indagine alla Procura di Palermo.

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Che cosa avrebbe mai chiarito la sentenza della Corte? Poco o nulla, anzi crea un ulteriore problema, un "vulnus" (lesione di un diritto). Si sostiene che i file delle quattro telefonate fra Napolitano e l'imputato Mancino debbano essere immediatamente distrutte da un giudice terzo. Ma quest'ultimo è obbligato dalla legge a mettere a disposizione delle parti quelle conversazioni prima di poter procedere alla distruzione, non prevista senza contraddittorio. Detto fuori dai denti la Corte impone al giudice un comportamento che non potrebbe tenere.

La Corte nella sue motivazioni descrive il Presidente della Repubblica come in possesso di poteri e diritti difficili da rintracciare sulla Carta costituzionale. Sostenere che Napolitano e tutti gli inquilini del Colle che verranno siano "al di fuori dei tradizionali poteri dello Stato" e che devono "poter contare sulla riservatezza assoluta delle proprie comunicazioni" è una libera interpretazione che la Corte dà della Costituzione. Oltre a creare un pericoloso precedente.

Allo stesso modo non si potrà evitare che la stampa o i cittadini possano, altrettanto liberamente, continuare a chiedersi cosa si siano mai detti Giorgio Napolitano e Nicola Mancino per far scrivere alla Corte queste parole: "Sarebbe estremamente dannoso (rendere pubbliche le intercettazioni, ndr) non solo per la figura e per le funzioni del Capo dello Stato, ma anche, e soprattutto, per il sistema costituzionale complessivo che dovrebbe sopportare le conseguenze dell'acuirsi delle contrapposizioni e degli scontri".

Trattativa, sentenza Consulta
(Foto: Reuters / Paolo Bona)
Le motivazioni non chiariscono nulla
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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