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Di C.F. | 17.01.2013 14:50 CET

Quello sul nastro Fassino-Consorte, la cui rivelazione nel 2005 diede il via alla grande rimonta nei confronti del centrosinistra guidato da Romano Prodi, fino a quel momento dato in vantaggio di 15 punti, è il processo meno noto che vede imputato Silvio Berlusconi.

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La Procura di Milano ha chiesto la condanna ad un anno di reclusione nei confronti del Cavaliere per rivelazione di segreto d'ufficio. Proprio lui che un giorno si e l'altro pure tuona contro 'l'uso indiscriminato delle intercettazioni'. Secondo le accuse Berlusconi avrebbe usato quel nastro, ancora secretato, per i suoi scopi politici. Pubblicata sul Giornale, edito dal fratello Paolo (anche lui imputato), l'intercettazione riguardava la famosa frase pronunciata da Piero Fassino ("Abbiamo una banca?") al telefono con Giovanni Consorte, impegnato alla guida di Unipol nella scalata Bnl.

Oggi Piero Longo, parlamentare e legale del Cavaliere, ha chiesto ai giudici del Tribunale di Milano di rinviare la sentenza a dopo le elezioni del 24 e 25 febbraio. Richiesta accolta dalla IV sezione penale del tribuinale di Milano. Longo ha motivato la richiesta con la ricusazione presentata nei confronti di uno dei membri del collegio giudicante perché "già componente del collegio che ha emesso la sentenza di primo grado sul caso Mediaset" che ha condannato Berlusconi a quattro anni di reclusione per frode fiscale.

Il verdetto, atteso per il 7 febbraio, slitta di un mese.

Berlusconi
(Foto: Reuters / Thierry Roge)
Silvio Berlusconi
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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