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Di Dario Caputo | 18.01.2013 12:32 CET

È un Bersani combattivo quello che apre la sua campagna elettorale. Attacca i partiti personali e la cosiddetta "politica da cabaret" ma poi si sposta sulla sua idea di politica economica. Il segretario assicura che non vuole una patrimoniale sui patrimoni finanziari mentre quella sugli immobili va riformulata. "Non voglio fare Robespierre o Saint-just: niente patrimoniale ma solo tracciabilità fiscale", queste le sue parole a Radio24. Sull'Imu, la patrimoniale sugli immobili, si deve lavorare togliendola a chi quest'anno ha pagato 400/500 euro. Sui mercati e sulla loro incertezza per l'avvicinarsi delle elezioni il segretario Pd sostiene che si vota in tutti i paesi del mondo e in nessuno di questi il risultato si conosce in anticipo.

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"Spostamento dei capitali? Tutte le scuse sono buone. Bisogna pagare le tasse nel proprio paese, la povertà è staziale, la ricchezza è mobile: questo è un guaio e si deve trovare una soluzione". Ma è sui condoni fiscali che Bersani alza i toni: "Mai più condono. Mai più. Noi lavoriamo per la fedeltà fiscale in modo che ogni euro che ricaviamo lo mettiamo a ridurre le tasse per chi le paga. Se non cominciamo mai non ne usciamo mai". Bersani critica Berlusconi quando dice che con il centro-destra al governo taglierebbero subito sul tema tasse. Il segretario Pd ricorda che con il Cavaliere la pressione fiscale è aumentata di quattro punti e ora è altissima. "Il problema della pressione fiscale c'è e bisogna supportare le imprese, la quota lavoro sull'Irap va ridotta e stabilizzata. Muovere un po' l'economia per far riprendere i consumi".

Per quanto riguarda il governo Monti, il segretario Pd non rinnega la scelta di aver supportato il governo dei tecnici e non essere andato al voto alla fine del 2011. "Noi siamo gente che ha governato e sappiamo che in quei mesi stavamo per la fine della Grecia. Non ce la siamo sentita di giocare una carta elettorale, pur vincente, in una situazione che avrebbe portato il Paese al disastro", dice il Bersani. "Quando uno - aggiunge - in coscienza ritiene di aver fatto una cosa che è nell'interesse del Paese, deve sentirsi a posto. Per cui io non mi pento affatto".

Il segretario è critico con chi fa solo promesse non guardando la realtà e sulle liberalizzazioni sostiene che attuare tali pratiche è di sinistra al contrario della destra che, per ragioni storiche non è mai stata liberale. Bersani ne ha anche per l'Amministratore delegato FIAT Marchionne: "Marchionne provi a contestare le mie parole, quando ho detto che la cassa integrazione si giustifica solo se serve per allestire nuove linee di produzione e dunque nuovi posti di lavoro. E ho aggiunto che il governo dovrebbe chiedere spiegazioni alla Fiat. Questa non mi sembra un'oscenità. Cerchiamo di rispettarci a vicenda: Marchionne rispetti i politici". Sulla politica estera ha concluso sostenendo che "Bisogna fermare formazioni jihadiste sanguinarie, i francesi sono intervenuti e non si può lasciare sola la Francia. Prodi, che è un pacifista e inviato Onu, dice che l'intervento ci vuole ed è tempo che Ue riprenda bandolo. In Italia non se ne parla perché abbiamo abbassato profilo in politica estera".

Bersani
(Foto: Reuters / )
No alla patrimoniale sui patrimoni finanziari
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