Che il legame tra le istituzioni europee e Mario Monti sia più che saldo è evidente. Ma che alcuni strettissimi collaboratori del premier impegnati nella campagna elettorale di Scelta Civica siano stipendiati da Bruxelles, fa a pugni con i proclami di trasparenza del Professore. La notizia viene riportata da Stefano Feltri e Carlo Tecce in un pezzo pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano.
Reuters
Mario Monti
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I nomi sono quelli di Elisabetta Olivi, portovoce di Monti durante i 13 mesi a Palazzo Chigi, e Stefano Grassi, consigliere per le politiche comunitarie e le riforme economiche. Entrambi risultano essere 'funzionari distaccati' della Commissione Europea dal momento in cui Monti è stato chiamato a gestire il dopo-Berlusconi nel novembre 2011. Fin qui tutto normale dato che, per statuto, i funzionari della Commissione possono lavorare nei Paesi membri ed essere pagati da Bruxelles.
Il problema nasce nel momento in cui Mario Monti ha deciso di 'salire' in politica. Elisabetta Olivi lavora nella campagna elettorale del Professore (ha registrato il sito Agenda-Monti.it su cui il premier ha pubblicato il programma e le liste di Scelta Civica) come Stefano Grassi, descritto da Feltri e Tecce come 'suggeritore per gli interventi pubblici, soprattutto politici'.
Che l'ex rettore della Bocconi non possa permettersi di pagarli di tasca sua?








