Luci e ombre all'interno dell'ultimo bollettino economico della Banca d'Italia. Se per vedere la ripresa economica, infatti, dovremo aspettare il 2014, con gli indicatori sociali che continueranno a peggiorare, buone nuove arrivano sul fronte della finanza pubblica.
Reuters/Tony Gentile
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Quella che era la banca centrale italiana ha rivisto al ribasso le proprie stime sulla crescita del pil per l'anno corrente passando dal precedente -0,2% all'attuale -1%. Questa revisione al ribasso è dovuta "al peggioramento del contesto internazionale e del protrarsi della debolezza dell'attività nei mesi più recenti".
Nonostante ciò, Bankitalia prevede un ritorno alla crescita per la seconda metà del 2013 grazie soprattutto alla "graduale ripresa degli investimenti", a seguito della "normalizzazione delle condizioni di finanziamento e del recupero della domanda nell'area dell'euro, nonché del parziale miglioramento del clima di fiducia".
La ripresa, però, sarà pagata in maniera molto salata in termini sociali. Secondo la Banca d'Italia, infatti, la disoccupazione continuerà ad aumentare fino a raggiungere il tasso record del 12% nel 2014 per poi stabilizzarsi.
Se queste sono le ombre, importanti sono anche le luci. "Nonostante la debolezza del quadro macroeconomico" si legge infatti sul bollettino "le manovre approvate dall'estate del 2011 consentirebbero di accrescere ulteriormente l'avanzo primario nel 2013 e nel 2014". In questo modo anche il rapporto debito/pil continuerà ad aumentare in maniera lieve per tutto il 2013 per poi finalmente scendere nell'anno successivo.
Le esportazioni, in questo contesto, resterebbero il vero punto di forza del sistema economico italiano con le vendite all'estero che continueranno a crescere in media del 3,5% all'anno.
Ogni previsione, però, rimane sospesa sul filo dell'incertezza ed è la stessa Bankitalia a dirlo. Secondo gli esperti di palazzo Koch, infatti, "i maggiori rischi al ribasso sono legati all'andamento della domanda interna e alle condizioni del credito" mentre spiragli positivi si avrebbero da un eventuale "miglioramento delle prospettive per l'area dell'euro".








