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Di Dario Caputo | 18.01.2013 20:42 CET

Continuano i problemi per l'ex pm Ingoria e la sua compagine "Rivoluzione Civile". I sondaggi la danno in crescita ma al suo interno non vive una vita serena. Molti lamentano che la tanto chiacchierata lontananza dal modus operandi della vecchia politica, sia da parte dello stesso Ingroia sia dai suoi esponenti più in auge, da parte del neonato movimento sia solo rimasta scritta nelle belle parole del manifesto "Io ci sto". I primi a prendere le distanze sono stati i componenti di "Cambiare si può", proprio il principale attore che aveva dato il via alla nascita di un quarto polo.

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Poco dopo a mollare è stato Salvatore Borsellino, anima del movimento delle Agende rosse. Si lamenta la troppa vicinanza di Ingroia alle vecchie logiche della politica. A seguire a ruota è anche Massimo Malerba, tra i fondatori de "Il popolo viola". Dissociandosi ha affermato: "Non è rimasto più nulla di 'civile' nel soggetto politico di Ingroia. E' una discarica di poltronari, trombati, riciclati. I nomi dei capilista sono tutti riferibili ad esponenti di partito, amici dello stesso Ingroia e di Luigi de Magistris. Si è trattato di una operazione vergognosa: i movimenti civili sono stati utilizzati per dare sostegno e visibilità a questa operazione, per poi essere tenuti fuori dalle liste".

Critiche arrivano anche da Loris Viari che ha speso una vita intera nell'attivismo ligure. Viari esprime parole di amarezza nel vedere i nomi delle candidature nella sua regione: "Si parla di Roberto Soffritti, ferrarese, ex sindaco del capoluogo emiliano, 71 anni, tesoriere nazionale della Federazione della Sinistra (Rifondazione e comunisti italiani). Non ho nulla contro la persona, ma ci avevano promesso di vagliare nomi di giovani impegnati socialmente, esperti di economia sostenibile e commercio equo e solidale. Quei nomi non sono stati presi in considerazione, hanno prevalso le logiche di partito e le indicazioni di voto alle truppe cammellate".

Le critiche aumentano vedendo che, pian piano, si sta trasformando in realtà la notizia che vedrebbe la candidatura blindata in più collegi di tutte e quattro i segretari dei partiti che appoggiano "Rivoluzione civile".  I quattro segretari, oltre a loro stessi, si portano dietro il cosiddetto gruppo dei fedelissimi. Una particolare cabina di regia "romana" l'avrebbe Oliviero Diliberto. Le vecchie logiche di partito imperano e i nomi della società civile passano in secondo piano. I fedelissimi sono in testa come in Versilia e in Calabria. Un altro abbandono lo si riscontra in Basilicata con l'uscita di scena di Gildo Claps, fratello di Elisa, la ragazza uccisa nel 1993. Il motivo? Sempre quello: la mancanza di discontinuità con il passato nella composizione delle liste.

Altro addio eccellente è quello del giornalista Oliviero Beha, indicato come futuro parlamentare dallo stesso Ingroia:  «Sì, avrei potuto essere candidato al secondo posto della lista del collegio lombardo, ma mi sono accorto che il progetto di Ingroia e mostra i sintomi di un morbo che pure intendeva curare. La cosa mi preoccupa ed ho preferito tenermi fuori, senza polemiche, né acrimonia». Come non citare la figura di Luigi Li Gotti, candidato capolista nel collegio siciliano, che ha fatto infuriare gli utenti dei social network. Li Gotti vanta una trentennale militanza nel Movimento Sociale Italiano e in Alleanza Nazionale.

Per ultimo, ma non a livello di importanza, citiamo il caso di Agnoletto che ha visto cancellare la sua candidatura per far posto agli apparati di partito.  

 

 

Ingroia
(Foto: Reuters.com / )
Il pm di Palermo Ingroia candidato premier
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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