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Di Dario Caputo | 20.01.2013 13:18 CET

"Credo di aver fatto una cosa giusta, non quella più utile per me". Queste le parole del premier Monti in risposta alla domanda di Ferruccio de Bortoli per il Corriere della Sera sul perché ha deciso di candidarsi. È un lungo dialogo quello tra il premier e il giornalista fatto di ricordi e di rivendicazioni sul lavoro fatto. Monti ricorda il periodo dei primi risultati raggiunti e l'allontanarsi dell'emergenza: "Allora, pensavo che, dopo aver contribuito a salvare il Paese, restando al di sopra delle parti avrei svolto tranquillamente le mie funzioni di senatore a vita, in attesa che qualcuno, forse, mi chiamasse".

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Ma è con l'avvicinarsi delle elezioni che nel premier nasce un sentimento diverso. "A un certo punto, con l'avvicinarsi delle elezioni, le riforme incontravano ostacoli crescenti, erano sempre più figlie di nessuno. La strana maggioranza cambiava pelle sotto i miei occhi. Il Pdl ritornava ad accarezzare l'ipotesi di un nuovo patto con la Lega, non con il Centro, ed emergeva un fronte populista e antieuropeo; il Pd alleandosi esclusivamente con Sel riscopriva posizioni radicali e massimaliste in un rapporto più stretto con la sola Cgil". È in quel periodo che il premier intravede due problemi. Uno legato al breve termine e al fatto che il governo cadesse prima che i partiti si accordassero finalmente su una riforma elettorale e quello, più grave secondo Monti, legato al lungo termine e al fatto che si dissipassero tutti i sacrifici che gli italiani avevano fatto, con grande senso di responsabilità, per sottrarre il Paese a un sicuro fallimento. "Sarebbero tornati al governo i vecchi partiti, i vecchi apparati di potere, veri responsabili del declino dell'Italia" conclude il Professore.

Ed è proprio lì che nel premier, secondo le sue parole, sarebbe aumentato il peso del senso del dovere legato al fatto che tutti i sacrifici chiesti agli italiani non venissero dissipati ma che invece costituissero una base per un'Italia più solida capace, finalmente, di crescere. Ma è stata anche un'altra la considerazione che ha portato Monti a questa scelta e lui la sintetizza con queste parole: "Anche dopo aver celebrato il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, questo Paese continua ad avere bisogno di essere unificato. Oggi, più di qualche decennio fa, sembriamo a volte non un Paese, con un senso del bene comune, ma quasi un insieme di tribù, di corporazioni, di fortini intenti a difendere interessi di parte, di incrostazioni clientelari. La mia iniziativa politica è stata sollecitata dalla società civile. E alla società civile io mi rivolgo, noi ci rivolgiamo. La risposta si sta rivelando straordinaria". Ma è su questa affermazione che De Bortoli lo punge sull'alleanza con Casini e Fini, due politici di lungo corso. Il premier risponde con la sua solita dimistichezza che però non convince molto: "Certo, può apparire una contraddizione, ma entrambi hanno avuto il merito di vedere per tempo quali guasti producesse un bipolarismo incompiuto e conflittuale. E nell'ultimo anno sono stati più disponibili del Pdl e del Pd a sostenere anche i provvedimenti sgraditi agli ambiti sociali a loro vicini. Infine, hanno accettato di sottoporre anche le loro liste ai criteri più esigenti da me richiesti". Sulla sua lista Monti sostiene che è la prima che non presenta al suo interno ex parlamentari.

Monti risponde anche alle critiche di Berlusconi legate al fatto che il suo governo aveva dei poteri che mai nessuno aveva avuto dopo Mussolini. "È evidente l'improponibilità storica del paragone. Ogni provvedimento proposto dal mio governo si avviava verso le Camere in perfetta solitudine. Zero deputati, zero senatori. Il mio governo partiva sempre da zero, doveva convincere volta per volta una maggioranza chiamata a decidere spesso qualcosa di contrario alla natura dei partiti che la componevano, ma necessario per salvare l'Italia". Il premier risponde anche alla Banca d'Italia. Secondo quest'ultima gli effetti dell'austerity sul prodotto interno lordo italiano, previsto in calo anche quest'anno, sono maggiori del previsto. Il Professore risponde a queste affermazioni sostenendo che "Noi stiamo vedendo, al contrario, qualche risultato positivo grazie al sacrificio degli italiani: sui tassi d'interesse, sulle esportazioni, sull'andamento dei titoli pubblici. E dobbiamo sempre chiederci che cosa sarebbe accaduto se quelle decisioni non fossero state prese e se ci fossimo trovati nei panni dei greci. La Banca d'Italia non credo sostenga che bisognasse fare meno risanamento. Ma più riforme strutturali". Ed è proprio per questo motivo che Monti sostiene che "non possiamo rimettere l'Italia nelle mani degli incapaci, che l'hanno portata al novembre 2011. La vecchia politica non deve tornare. Il governo tecnico non sarebbe stato chiamato se la gestione della cosa pubblica fosse stata nelle mani di politici capaci e credibili".

Il premier sarebbe anche pronto a riscrivere o aggiornare la cosiddetta "agenda Monti" su temi come il lavoro, il reddito minimo di cittadinanza, sulla giustizia e sulla lotta alla corruzione.  

Agenda fitta di impegni per Monti: Francia, Usa ed Eurogruppo a Bruxelles
(Foto: Reuters / Ammar Awad)
Monti a tutto campo
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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