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Di V.B. | 21.01.2013 09:57 CET

Crisafulli e Papania sono fuori dalle liste del Pd. Nel Pdl invece, tolto il "sacrificio" di Dell'Utri e l'auto esclusione di Scajola, sono ancora tutti li. Cosentino in primis, che tiene sotto scacco il partito minacciando: "Se vado in galera vi rovino. Tolgo i miei uomini e faccio cadere le giunte".

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Bersani intende misurarsi con il centrodestra anche sul terreno dell'etica e delle promesse mantenute: "Il Pd è un partito che quello che dice fa. Il gesto che abbiamo fatto noi -afferma in merito alla pulizia delle liste- mette il Pdl in condizione di dover decidere qualcosa: noi abbiamo preso provvedimenti su casistiche infinitamente meno rilevanti di quelle che ha fra le mani il Pdl. Vedano un pò come regolarsi''.

Il messaggio è limpido. La polemica si sposta poi sulle primarie promesse e poi annullate del centrodestra: "io sono l'unico che non ha messo il nome sul simbolo e avrei potuto mettercelo perché sono stato scelto con le primarie dove hanno votato oltre 3 milioni di persone. Mentre, qualche altro, al se sarni' par lu", cioè si è scelto da solo.

Poi ha ribadito: "i voti sono tutti utili e vanno rispettati; poi c'è un voto utile per protestare, un voto utile per la testimonianza, ma se si vuole battere la destra e vincere c'è un solo voto utile, quello per il Pd e il centrosinistra". 

Bersani
(Foto: Reuters / )
Confusione e sindrome della rimonta
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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