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Di Dario Caputo | 22.01.2013 19:13 CET

Le statistiche fotografano una paese molto debole e le famiglie con i loro redditi e i loro consumi sempre più bassi. In Italia otto milioni di persone sono considerate povere. Questo è uno dei tanti drammatici dati che vengono fuori dai risultati del lavoro svolto dall'Istat con "Noi Italia, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo", relativo all'anno 2010. Più della metà delle famiglie italiane, il 57%, vive con un reddito inferiore alla media annua. È al sud e in particolar modo in Sicilia che si registra la più bassa percentuale di reddito medio annuo.

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Ma è il problema lavoro quello più grave e soprattutto quello legato alle nuove generazioni: un giovane su tre non lavora. Gli effetti della crisi si fanno sentire con esiti durissimi sulle famiglie che vedono la soglia della povertà aumentare sempre più. L'11,2% delle famiglie italiane vive in una condizione di povertà relativa, siamo a 8,2 milioni di persone. Quando si parla di povertà assoluta siamo a 3,4 milioni di persone. Facendo un confronto tra il 2010 e il 2011 sul tema dell'occupazione per le persone tra i 20 e i 64 anni vediamo che si è registrato solo un "piccolo" aumento; un decimo di punto in più.

Sempre secondo i dati forniti in tema di occupazione vediamo che, in Europa, solo la Grecia e l'Ungheria stanno peggio di noi. Per quanto riguarda invece il dato delle donne occupate vediamo che siamo al 49,9%. Analizzando i dati riguardanti l'inattività vediamo che, nella fascia tra i 15 e i 64 anni, la percentuale è del 37,8%, la più alta d'Europa. Ci batte solo Malta. L'inattività femminile è particolarmente alta con una percentuale del 48,5%. Ricordiamo che per inattivi si intendono tutti quelle persone che nè sono occupate nè sono in cerca di un lavoro.

Sempre nel 2011 ha toccato quota 51,3% la percentuale di coloro che hanno una disoccupazione duratura, ovvero da più di un anno. Questa soglia è la più alta mai raggiunta nell'ultimo decennio. Ma è il quadro della disoccupazione giovanile quello che desta più problematiche infatti con il suo 29,1% del 2011 ha toccato il suo quarto aumento annuo consecutivo; l'Unione europea ha un tasso del 21,4%. Il lavoro sommerso, nel 2011, coinvolge il 12,2% delle unità di lavoro complessive e i tassi più alti sono rilevati nel sud Italia.

L'intera visuale viene rasserenata un pò se guardiamo altri dati come l'andamento del prodotto interno lordo pro capite: nel 2011 l'andamento era stabile rispetto a un anno prima e superiore alla media europea; la quota dei consumi sul pil raggiungeva l'82,7% e l'incidenza degli investimenti poco sotto il 20%. La produttività del lavoro, con un aumento medio annuo dello 0,9%, risultava comunque in linea con la media Ue. Negli ultimi 10 anni la quota di mercato dell'export italiano sul totale mondiale è diminuita dal 3,9% del 2002 al 2,9% del 2011, una tendenza comune a molte altre nazioni. Tra gli stati europei il nostro contributo all'export verso le altre aree geo-economiche è tra i maggiori, con il 10,6% delle merci andate fuori Europa.

 

 

Istat: migliorano i conti pubblici
(Foto: Reuters / )
Sei famiglie su dieci hanno un reddito inferiore a quello medio
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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