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Di Dario Caputo | 23.01.2013 18:01 CET

La campagna elettorale entra nel vivo delle sue questioni e le spese militari diventano uno dei punti fondamentali. Si parla degli ormai famosi caccia F35, della loro sicurezza e dei loro costi. Nel febbraio scorso il Governo ha deciso di ridurne il numero dai 131 previsti a 90, per un risparmio, secondo il Ministero della Difesa, di circa 5 miliardi di euro.

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Ma la polemica sulla decisione dell'Italia di acquistare un numero così elevato di caccia non si è mai placata. Tutte le associazioni pacifiste, accompagnate da alcuni partiti del centro-sinistra, si sono espresse contro sostenendo che ci sono tantissimi altri modi per spendere i 10 miliardi di euro che servono per acquistare questi 90 cacciabombardieri. In molti si lamentano perché lo Stato chiede sacrifici, taglia i servizi, aumenta le spese sostenendo che non navighiamo in buone acque però poi spende questi miliardi per un acquisto di cui non se ne vede l'urgenza.

Ad aumentare ancora di più la polemica è stata la notizia uscita nei giorni scorsi sulla bassa sicurezza di questi mezzi. Un rapporto della Difesa americana riporta la notizia che questi F35 non sono poi così tanto sicuri infatti nel tentativo di alleggerirli si è resa troppo sottile la corazza del serbatoio del carburante, con maggiore pericolo di esplosione non solo per il fuoco nemico ma anche per un semplice fulmine.

È degli ultimi giorni la notizia della volontà di rivedere il tutto anche da parte del leader del Pd Bersani. "Bisogna assolutamente rivedere e limitare le spese degli F-35, la nostra priorità non sono i caccia ma il lavoro". Molti però non credono alle parole del segretario e pensano che possano rappresentare una pura propaganda elettorale.  Ad entrare in questa contesa è anche l'Aeronautica militare che difende l'intero programma. Secondo quest'ultima "il caccia F35 è indispensabile per la Difesa italiana. Non esistono alternative adeguate ed esso rappresenterà la spina dorsale della forza aerea nazionale dei prossimi 40 anni. Ridimensionare il programma sarebbe un disastro. L'Italia non può restare fuori da questa partita".

Non sembrano convinti dalle frasi del segretario del Pd esponenti di "Rivoluzione civile". Dubbi arrivano dal suo leader Antonio Ingroia: "Il Partito democratico non si è mai opposto all'acquisto vergognoso dei cacciabombardieri F-35, votando persino contro un ordine del giorno che ne chiedeva l'eliminazione". Dello stesso parere è un altro esponente del movimento dell'ex pm di Palermo come Flavio Lotti, già coordinatore della Tavola della Pace. "Bersani dice una cosa e ne fa un'altra. L'accordo Italia-Usa per l'acquisto degli F-35 porta la firma di Lorenzo Forceri del Partito Democratico (2007)".

 

F35
(Foto: Reuters / Lockheed Martin/Handout)
Scoppia la polemica politica sul caso dei caccia F35
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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