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Di Dario Caputo | 23.01.2013 19:13 CET

Davos un anno dopo. Nella località svizzera si riuniranno i principali dirigenti politici e i principali esponenti economici. Proprio lo scorso anno in quest'occasione il premier Monti, come sottolinea il reportage uscito sul quotidiano "La Stampa", fu accolto con grandi favori e fu portato quasi in gloria come salvatore della patria dopo il periodo berlusconiano. A lui erano rivolte anche le speranze di riportare un po' di equilibrio in Europa dove ormai vigeva una visione "germanocentrica". Ritorna dopo un anno e ora ci ritorna anche con una nuova veste, quella di candidato premier alle ormai vicine elezioni politiche.

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Dalle sale del "Forum economico mondiale", a differenza dello scorso anno, si levano sia voci pro Monti sia voci molto scettiche sul peso che il Professore potrà avere ora sul futuro dell'Italia. Quello di Davos è un mondo nel quale Monti vive benissimo e non è quindi difficile trovare personalità che non mancano di elogiarlo. È facile ascoltare elogi come quello di Jan Van de Meer, ex amministratore delegato del più grande colosso energetico al mondo, la Royal Dutch Shell: "Monti ha fatto una scelta importante e l'ha fatta non per sé stesso, ma per il Paese. Io credo che questo gli italiani dovrebbero riconoscerglielo, dovrebbero pensarci prima di votare". Oppure come quelli dell'economista pakistano e capo della Dawood Hercules Corporation, Hussain Dawood che vede Monti come uno dei pochi in grado di garantire credibilità all'Italia. Tutti giudizi positivi di grandi uomini della finanza mondiale.

Anche Martin Schulz non fa mancare il suo attestato di stima contornato però da un pizzico di polemica: "Ho appoggiato a lungo Mario Monti - spiega ai giornalisti che hanno curato il reportage per "La Stampa" - perché ha avuto, a lungo, una missione: recuperare la fiducia perduta nell'Italia. Una missione che ha portato a compimento. Peccato però che non abbia appoggiato il partito che così a lungo lo ha sostenuto in Parlamento, il Partito democratico". Lo stesso leader spera in un accordo post elettorale tra Monti e il Pd.

Non mancano, come accennavano in precedenza, i pensieri scettici sul futuro peso politico di Monti. Il capo del Dashwood Group, Sirdar Aly Aziz, sostiene che Monti in alcune sue affermazioni, come quelle legate alla tassa sugli immobili che intende riformulare, sembra rincorrere Berlusconi. "Io penso che sarebbe dovuto rimanere fuori dalla mischia per aspettare di essere richiamato, come presidente del Consiglio o presidente della Repubblica. Così è di parte e non si sa quanto potrà influire sul futuro dell'Italia". 

Oltre a questi scetticismi si possono ascoltare anche pareri di uomini d'affari americani che parlano però a condizione dell'anonimato: "Monti per noi era una garanzia da presidente del Consiglio, adesso nei sondaggi vale 12 per cento. Quindi per chi fa affari Monti è diventato Mister 12 per cento".

  

Davos 2013
(Foto: Reuters / )
Scetticismo sul futuro peso politico di Monti
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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