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Di Fabio Ferri | 23.01.2013 20:41 CET

Il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato che il prodotto interno lordo dell'Italia registrerà nel 2013 una flessione dell'1%. Solo ad ottobre 2012 era stata prevista una flessione dello 0,7%. Per vedere un segno positivo per il Pil italiano, anche se si tratta solo di un più 0,5% dovremmo aspettare il 2014. Sono stime che in larga misura confermano quelle di Banca Italia, almeno per il 2013. Leggero scostamento invece per il 2014, dove da via Nazionale prevedono un più 0,7%. L'aggiornamento delle previsioni è contenuto nel World Economic Outlook pubblicato oggi, che per gli analisti del Fondo lascia sperare, anche se la situazione rimane critica. La crescita globale si rafforzerà nel corso del 2013, «ma l'inversione di tendenza sarà più graduale rispetto a quanto stimato in ottobre», sostiene il Fondo.

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L'Eurozona è stata rivista con stime a ribasso, quindi non sono l'Italia, che è in compagnia della Germania, per il 2013 + 0,6% mentre ad ottobre era dello 0,9%, il 2014 ci dovrebbe essere invece un + 1,4%. Mentre per la Francia ci si aspetta un + 0,3% quest'anno (-0,1% ad ottobre) e un + 0,9% il prossimo anno (precedentemente era un - 0,2%). Calo atteso per la Spagna: meno l'1,5% nel 2013 (era -0,1%) con un'inversione di tendenza l'anno prossimo, quando il Pil dovrebbe crescere dello 0,8%, cifra rivista al ribasso rispetto l'1% del precedente report Fmi.Gli esperti del Fondo lanciano l'allarme soprattutto sull'Italia che «continua a rappresentare un grande rischio verso il basso per le prospettive economiche globali» e rimarrà in recessione anche nella media del 2013. In totale l'economia Ue vedrà una contrazione dello 0,2% quest'anno (-0,3% rispetto al rapporto d'autunno) per poi crescere dell'1% nel 2014 (-0,1%).

Tanti i tentativi per uscire dalla crisi ma per gli esperti del Fondo Internazionale: «Sebbene le azioni politiche abbiano ridotto i rischi e migliorato le condizioni finanziarie di governi e banche nelle economie periferiche, ciò non si è ancora tradotto in migliori condizioni di credito per il settore privato». E come se non bastasse «la perdurante incertezza sulla definitiva risoluzione della crisi globale, a dispetto dei continui progressi nella politica di riforme, potrebbe peggiorare le prospettive della regione». Anche se si corre il rischio di una stagnazione prolungata, se non si manterrà il ritmo delle riforme, l'Fmi non ritiene molto probabile una crisi acuta.

Il presidente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde.
(Foto: Reuters / Jacky Naegelen)
Il presidente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde.
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