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Di Alessandro Proietti | 24.01.2013 11:02 CET

Time-out, gli States si prendono altro tempo per decidere circa il pesante fardello del debito pubblico. La Camera ha, infatti, approvato una deroga di altri tre mesi per le scadenze legate alle decisioni sul tetto del debito americano.

Reuters/Brendan McDermid
Repertorio - Nobel Prize winning economist Paul Krugman speaks during an interview in New York. Krugman has a simple message for U.S. policymakers: Forget about the country's huge budget deficit. Focus instead on the much more immediate problem of mass unemployment.

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La scadenza precedente, di fine febbraio, rappresentava una scure sulle preoccupate teste dei politici americani. Tempo al tempo, dunque, ma senza continuare a procedere con il "perverso" gioco del rinvio su rinvio. A tal proposito è stato lo stesso presidente dei repubblicani alla Camera, John Boehner, a minacciare provvedimenti: "Niente accordo, niente paga". Entro il prossimo 15 aprile si dovrà trovare una soluzione pena il congelamento dei salari parlamentari.

La soluzione, quindi, si troverà certamente: resta da capire quanto ancora i "giochi politici" andranno avanti prima di trovare un definitivo accordo sulla riduzione delle spese.

Il ruolo di Bastian Contrario nella vicenda, questa volta, se lo prende il premio Nobel Paul Krugman. Nella veste di op-ed columnist per il New York Times, Krugman prova a far osservare la realtà economica statunitense da una differente prospettiva. Afferma, nel suo articolo, che "è difficile, in questi giorni, che riusciate ad accendere la vostra Tv o leggiate un editoriale senza incontrare qualcuno che dichiari, con aria seriosa, che le eccessive spese ed il conseguente deficit del budget siano il nostro più grande problema".

Il punto, secondo Krugman, è che nessuna di queste dichiarazioni porta mai con sé argomentazioni circa il perché dovremmo realmente crederlo. Sembra, secondo l'economista, più un assioma, una credenza condivisa, che un reale problema. La questione "debito pubblico" non è un problema nel lungo termine. 

"L'outlook circa il budget di medio-termine non è egregio ma non è nemmeno terribile" chiosa Krugman. "E' vero - continua - che abbiamo un grande deficit a livello federale. Ma questo deficit è principalmente il risultato di una depressa economia" e proprio il deficit è l'arma da usare, in un'economia debole, per sostenere la domanda complessiva.

Secondo il premio Nobel, lo stesso deficit verrà a ridursi nel momento stesso in cui l'economia si riprenderà: torneranno ad aumentare le entrate insieme al contemporaneo ridimensionamento di alcune voci di spesa (quali i sussidi di disoccupazione).

"Non c'è un grande problema nel medio termine, nessun pressante caso di cui preoccuparsi ora per il lungo termine circa i problemi del budget".

E' ai politici che Krugman lancia l'affondo: "Amano vivere in un'atmosfera di crisi fiscale: questo permette loro di (...) apparire seriosi e fornisce anche una scusa per ridurre drasticamente i programmi sociali, cosa che sembra spesso essere il loro reale obiettivo".

"E' tempo di focalizzare l'attenzione su altri argomenti, come lo stato ancora 'depresso' dell'economia e l'ancora terribile problema della disoccupazione di lungo termine".

La sensazione, leggendo queste parole circa la classe politica americana, è che il vecchio detto "tutto il mondo è paese" abbia, fondamentalmente, ragione.

Paul Krugman
(Foto: Reuters/Brendan McDermid / )
Repertorio - Nobel Prize winning economist Paul Krugman speaks during an interview in New York. Krugman has a simple message for U.S. policymakers: Forget about the country's huge budget deficit. Focus instead on the much more immediate problem of mass unemployment.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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