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Di Alessandro Proietti | 24.01.2013 12:40 CET

Riportare, nelle trimestrali, un profitto leggermente superiore al dato precedente è, in questo periodo di forti scosse finanziarie, già di per sé un mezzo successo. Ma queste valutazioni non sono valide per tutti: ne sa qualcosa la Apple Inc.

Reuters/Robert Galbraith
Repertorio - CEO Tim Cook speaks during an Apple event in San Francisco, California March 7, 2012.

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Partiamo dai numeri: nel suo primo trimestre fiscale Apple ha riportato utili netti in sostanziale parità rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Per essere più precisi si è registrato un incremento dello 0.1% a 13.1 miliardi di dollari. Il dato cela una prima importante informazione circa l'andamento di medio-lungo termine della casa della mela: è stata scongiurata, infatti, la plausibile flessione degli utili, la prima da anni.

Passando alle azioni, gli utili si sono attestati a 13.81 dollari sopra le primissime analisi che parlavano addirittura della soglia dei 13.47 dollari per azione. Il fatturato, poi, è aumentato del 18% a 54.4 miliardi. Anche qui, nonostante i numeri "monstre", sono state deluse le aspettative che parlavano di 54.9 miliardi di dollari.

Il quadro generale sopra descritto ha portato una ventata di sfiducia (momentanea) sul titolo che, nel mercato after-hours, è arrivato a cedere il 9.77% dai 514$ dollari per azione delle ore 16:00 ai 463.78$ delle ore 20:00 del 23 gennaio.

Gli investitori, affermano gli analisti, avrebbero premiato le azioni Apple solo in caso di un risultato (positivo) di bilancio inaspettato pari o superiore al 15%. L'aver superato le stime di soli 2.5 punti percentuali ha, dunque, innescato la mini-bomba ad orologeria su Apple. 

Il leitmotiv delle crescenti perplessità sull'Apple è focalizzato su due fondamentali aspetti. Il primo è dato, giocoforza, dalla prematura scomparsa di Jobs: è sempre più copioso lo schieramento caratterizzato da interrogativi crescenti circa l'effettiva capacità di Apple di fornire prossime, importanti, innovazioni. L'assenza della componente "geniale" del co-fondatore Apple sembrerebbe aver inciso più sui piani di sviluppo nel lungo termine che nell'immediato dell'azienda statunitense.

L'altro aspetto che compartecipa alla formazione di piccole nubi sul mondo Apple è, invece, banale analisi di mercato: la concorrenza appare sempre più agguerrita, il tasso di presenza crescente. L'effetto innovazione portato, parzialmente, dal primissimo iPhone è finito e la Apple deve essere capace di reinventarsi: serve un nuovo lampo di genio, un'innovazione che spiazzi la concorrenza.

Serve, fondamentalmente, un successore del compianto Steve Jobs.

 

Aggiornamento:

La giornata borsistica appena trascorsa (24/01) ha visto il titolo Apple continuare la sua discesa nelle quotazioni. Ingenti le vendite che hanno portato il titolo dalla precedente chiusura a 514$ per azione alla successiva a quota 450.5$: un calo del 12.35% nell'arco di una sola seduta che ha appesantito lo stesso Nasdaq. Plausibile che una così forte riduzione delle quotazioni, in un lasso di tempo così esiguo, abbia portato il titolo su livelli di pricing decisamente più appetibili. Parziale comprova è la tenuta della quotazione nel mercato after hours con una flessione finale di soli 0.47 punti percentuali a 448.40$ per azione.

 

Apple Inc.
(Foto: Reuters/Robert Galbraith / )
Repertorio - CEO Tim Cook speaks during an Apple event in San Francisco, California March 7, 2012.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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