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Di Dario Saltari | 24.01.2013 13:36 CET

Sono dati allarmanti quelli diffusi oggi da Unioncamere attraverso il proprio registro delle imprese che fotografa in maniera drammatica l'impatto della crisi sul tessuto produttivo italiano.

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A fronte della nascita di oltre 383mila imprese nel 2012, che rimane comunque il dato più basso degli ultimi otto anni con una decrescita rispetto al 2011 di oltre 7mila imprese, nello stesso anno hanno dovuto chiudere i battenti ben quasi 365mila aziende (per la precisione 364.972).

Questo vuol dire che in Italia ogni giorno circa mille aziende sono costrette a chiudere. Il numero totale annuale, inoltre, è in aumento rispetto al 2011 di ben 24mila unità.

Il saldo tra entrate ed uscite, quindi, si attesta al valore di 18.911 imprese in meno in Italia in un solo anno. È il secondo peggior risultato dal 2009 che, specifica Unioncamere, rimane "l'anno peggiore dall'inizio della crisi".

A pagare il conto della crisi sono soprattutto le imprese manufatturiere (6.515 aziende in meno), di costruzioni (7.427 aziende in meno) e agricole (ben 16.791 aziende in meno). Sotto un profilo geografico, invece, è il Nord ha subire maggiormente il colpo, probabilmente per la sua forte densità industriale, perdendo, Lombardia esclusa, circa 6600 imprese.

Uniche note positive arrivano dai giovani under 35, dalle donne, dagli immigrati e per quanto riguarda le attività, dal turismo, dal comercio e dai servizi a imprese e persone le quali "hanno consentito a mantenere in lieve attivo il bilancio anagrafico delle imprese italiane".

Partendo da questi dati drammatici arriva l'appello del presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, alla politica. "Tra poco la politica avrà di nuovo in mano le sorti del Paese" ha dichiarato Dardanello "e deve sapere che l'obiettivo primo e urgente della sua agenda deve essere quello di rimettere al centro dell'azione politica l'impresa, da cui dipende il lavoro, riducendo su entrambi i fronti la pressione fiscale in linea con le più competitive economie europee. La ripresa può venire solo dal mercato e dunque serve favorire la nascita di nuove imprese ad elevato contenuto occupazionale e tecnologico, dando priorità al Mezzogiorno, ai giovani, alle donne e all'imprenditoria sociale".

Italia, retribuzioni a marzo cresciute 2% su anno
(Foto: REUTERS / Max Rossi)
Lavoratrici in un"azienda vinicola in Toscana. La foto è dell'8 ottobre 2010.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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